Il teatrante
di Carmelo La Carrubba

 

 

Dopo “Servo di scena” Franco Bianciaroli ritorna sulle tavole del Teatro Stabile di Catania con “Il teatrante” (1985) sempre di Thomas Bernhard un testo teatrale che parla di teatro anzi dell’attore che rappresenta del teatro il suo specifico. Inoltre – si sa – che il teatro è il solo luogo in cui è possibile mettere a nudo la volontà di verità capace di smascherare ogni pretesa di assoluto. Altro obiettivo del testo di Bernhard è di rappresentare – attraverso personaggi megalomani, folli, geniali e solitari che lanciano le proprie travolgenti invettive contro il mondo, gli altri e sé medesimi – lo scacco subito dall’uomo contemporaneo.
Il capocomico Bruscon de “Il teatrante” che non riuscirà il suo presunto capolavoro il dramma “La ruota della storia” che ha per protagonisti Napoleone, Hitler, Giulio Cesare, Stalin, incentra la sua azione scenica di una logorante staticità alla fase dei preparativi in cui proietta i suoi desideri non potendo effettuare una concreta realizzazione perché l’incendio finale (che lui ha presagito) manderà in aria ogni proposito.
“Il teatrante” è un testo, a suo modo, divertente perché intriso di ironia, un’ironia amara frutto di un autore pessimista che, però, induce alla risata e alla riflessione. Egli mostra come fra realtà e sogno e capacità di realizzarlo nell’attuale società c’è che questa società fa di tutto per non favorire la sua realizzazione. Possiamo ben dire che lo spettacolo non è altro che la metafora triste e grottesca di una società che non favorisce le arti, la comunicazione e in cui l’uomo non può che assistere al suo fallimento.
Franco Branciaroli protagonista e regista dello spettacolo svela il senso e il significato della pratica teatrale, la verità e la falsificazione che avviene a teatro in un gioco scenico e drammaturgico intrigante e beffardo sempre teso a parlare dell’attore – cioè della sua attività – cosa che continuerà a fare con il prossimo spettacolo “Enrico IV di Pirandello in cui il protagonista un non-pazzo che recita la parte del pazzo non è altro che la funzione dell’attore che si confronta con la dimensione scenica in rapporto con gli altri.
Branciaroli è il mattatore dello spettacolo, l’interprete di sé stesso come attore per rivelare allo spettatore attraverso la pratica teatrale e la sua drammaturgia l’itinerario della verità e le sue trasformazioni sulle tavole del palcoscenico.
Una straordinaria interpretazione la sua con alla base la lucidità di una regia che ci offre una lezione di teatro ben gradita dal pubblico; cast ben affiatato e compatto che gioca col maestro: da Daniele Griggio a Tommaso Cardarelli a Valentina Violo alla Mandruzzato a Melania Giglio a Barbara Abbondanza.