Il teatrino delle meraviglie

di Carmelo La Carrubba

 

 

Un viaggio alla ricerca della verità, ci suggerisce Cervantes, può avvenire soltanto attraverso la nostra fantasia con l’illusione di poterla raggiungere; ed è un viaggio mentale in cui si rivive il senso della vita. Per ricreare questa “illusione” non c’è che il teatro capace di confermare che la che la sua verità è l’illusione. Parliamo dello spettacolo “Il teatrino delle meraviglie” di Cervantes in scena al Musco per il Teatro Stabile di Catania nella rivisitazione di Roberto Laganà Manuli: suo il testo, la regia, le scene e i costumi.
Ed ecco dal repertorio teatrale meno indagato del Cervantes “Il teatrino delle meraviglie” che rappresenta, attraverso brevi quadri popolareschi, le tristi e spietate persecuzioni razziali contro ebrei nati o convertiti ma anche processi a salvaguardia della razza cristiana. In questo contesto storico due ciarlatani portano il loro teatrino in un borgo rurale avvertendo il pubblico che i “portenti” saranno visibili solo a chi non ha sangue ebreo nelle vene. Per cui ognuno vede o fa finta di vedere quello che vuole e per non compromettere la propria reputazione preferisce fingere stupore ed entusiasmo. Si creano così delle situazioni grottesche in rapporto alle reazioni di vedere quello che non c’è: si avverte, inoltre, la consistenza delle illusioni che sono capaci di stabilire le premesse di fronte ad un esasperato antisemitismo per reazioni abnormi come poi il nostro Secolo Breve dimostrerà.
In questo contesto storico (1615) in cui si svolge la vicenda del “Retablo” del Cervantes c’è da rilevare la leggerezza creativa dell’autore e una certa analogia con i novellieri nostrani dal Boccaccia al Bandello che hanno saputo raccontare quell’epoca in maniera inimitabile.
Il lavoro drammaturgico di Laganà in questa rivisitazione mediterranea si avvale di una vicenda dove i protagonisti sono dei comici dell’Arte che “improvvisano” e “ripropongono” un canovaccio trovato nell’atelier di un pittore che diventa il palcoscenico delle loro avventure e, protagoniste, in assoluto, di queste vicende sono, ancora una volta, le donne che avranno – in base alle loro personali esigenze – rivendicazioni da porre ai giudici o agli spettatori di quelle che sono le “sproporzioni” che si verificano quando in un matrimonio la differenza di età e di prestazioni ne costituisce la differenza.
Le situazioni farsesche diventano godibili per la bravura degli attori e di un cast ben diretto attraverso tempi e movimenti scenici incalzanti in cui è vistoso l’apporto delle musiche di Carmen Failla e la funzionalità espressiva delle coreografie di Silvana Lo Giudice e le luci di Franco Buzzanca.
In questo spettacolo c’è un gioco attorale importante nella definizione dei caratteri dei personaggi e un’attitudine al gioco scenico notevole nell’incontro-scontro fra loro in un rimando di fatti e situazioni ora buffi ora ironici ora grotteschi che arricchiscono la resa stilistica e il potenziale comico, anche se – in certi momenti – si ha l’impressione di trovarsi ad assistere alle gesta dei nostri civitoti.
Anche la struttura del testo risente di un certo squilibrio fra le parti non sempre giustificato dall’”espediente” del canovaccio ritrovato.
Mimmo Mignemi ha creato momenti di vera, intensa, esilarante comicità in combutta con Fulvio D’Angelo, Giovanna Carta: in questa girandola di situazioni spiccano Cosimo Coltraro, Ester Anzalone, Yvonne Guglielmino, Alessandro Idonea, Giampaolo Romania, Aldo toscano; situazioni comiche irresistibili ha creato Margherita Mignemi con Maria Rita Sgarlato e Manuela Ventura.
Pubblico divertito e plaudente durante e alla fine dello spettacolo.