Il teatro del silenzio
di Carmelo La Carrubba



“Il teatro del silenzio” rimanda a Beckett, alla crisi del Novecento, ad un umorismo straziante; invece lo spettacolo già in scena al Piccolo Teatro di Catania non è altro che un omaggio ad un tempo che fu, al cinema muto, alle sue protagoniste che, divenute dive, informarono un’epoca e di esse, dive del silenzio, si rappresenta la vita interpretata con sorprendente bravura da Anna Passanisi.


Lo spettacolo, pur nella sua apparente semplicità, ha l’ambizione di rappresentare – attraverso spezzoni del cinema muto prestati alla scena – la nuova arte cinematografica che prima dell’avvento del sonoro creò un genere e un tipo d’attrice che divenne emblema di un’epoca: Francesca Bertini, Lyda Borelli, la Duse, la De Liguori, la Swanson… Ricordando che le caratteristiche del muto erano – mancando il sonoro ed essendo non esaustive le didascalie – l’enfatizzazione del gesto, della posa, del linguaggio del corpo, della mimica facciale, e dei copioni che privilegiavano storie di amori infelici, tradimenti, infanzia abbandonata.

Ad interpretare e a diventare simbolo ed eroina di questi film fu l’attrice, che assunse pose ed atteggiamenti esclusivi e portò nella vita uno stile che era soltanto cinematografico. Grande valenza stilistica assumeva il racconto per immagini che fece parlare di specifico filmico da parte di studiosi e teorici quando, con l’avvento del sonoro, la tecnica di recitazione dell’attore soppiantò l’immagine, l’alto quoziente fantastico in essa contenuto nonché quel silenzio loquace che contraddistingueva la sequenza cinematografica del muto. In questo cinema emersero giganti della cinematografia da Harold Lloyd a Buster Keaton a Chaplin che portarono il “corto” e il genere comico a vette altissime per non parlare di registi come Griffith, Pabst, Pudovkin o gli espressionisti tadeschi che raggiunsero livelli oggi inimmaginabili.


In questo spettacolo “Il teatro del silenzio” ideato, voluto e diretto da Gianni Salvo c’è la sintesi della scrittura scenica di Vito Molinari ( regista teatrale, televisivo, storico del teatro, scrittore) e la ricerca di un uomo di cultura e di spettacolo come Gianni Salvo che continua l’approfondimento del primo Novecento, della storia del mimo, del tema del silenzio. Privilegiando – nel rapporto di regia – quello col materiale umano, nel nostro caso, l’attrice, Anna Passanisi che è stata diretta magistralmente in quanto nel dar vita a Gloria Ladys, diva del muto, prima e a Lory Masi, sciantosa e attrice cinematografica per caso o come nel finale quando, vestita in frac, intona “ Cinema, cinema, oh che grande utilità” ha potuto restituirci di queste donne una verità umana che è verità storica. E l’ha fatto con la semplicità dei mezzi attorali, annullandosi nel personaggio cui ha dato credibilità, ironia e umanità.


Il pianista e compositore Pietro Cavalieri ha sonorizzato l’evolversi dei personaggi e con le note ora melodiche ora scatenate ha inseguito le acrobazie dei comici che apparivano sullo schermo.


La scena di Oriana Sessa – suoi anche i costumi – è una scatola magica che si apre e si chiude a quattro mani sulle storie di Gloria Ladys e Lory Mari che nella sua semplicità invita lo spettatore a riempirla con la fantasia dei ricordi e la straordinaria presenza scenica della protagonista.


Applausi, applausi durante e alla fine dello spettacolo, intensi e calorosi.