Testa di Medusa
di Carmelo La Carrubba

 


Fra il serio e il faceto si pone lo spettacolo “Testa di Medusa” con la regia di Ezio Donato su testo del francese Boris Vian (1920-1959) traduzione di Massimo Castri e Maria Grazia Tapognami in scena dal 25 al 30 marzo al Teatro Musco per lo Stabile catanese. L’autore fu un intellettuale eclettico del dopoguerra francese, scrittore e autore di un successo mondiale che fu “Le deserteur” (1954) cantata da Yves Montand , Michel Piccoli, Serge Reggiani. Egli fece parte con Jarry e Ionesco al movimento surrealista che diede il cosiddetto Teatro dell’Assurdo in cui, fra l’altro, si cancella la linea di demarcazione fra teatro comico e teatro impegnato.


La trama è quella di un consorte con apparente velleità di scrittore che per poter creare i suoi presunti capolavori si “ispira” ai tradimenti nonché alle vicende erotiche della moglie da cui trae ispirazione creativa che per essere sempre accesa impone alla consorte un ricambio di amanti della durata ferrea di sei mesi.
Il gioco sottile, perfido ma anche partecipativo della moglie rende la tresca ora ironica ora francamente comica pur in un contesto sicuramente drammatico perché ad un certo momento viene svelato che un incidente di caccia ha reso il marito un innocuo guardone dalle improbabili doti letterarie perché il poveretto incespica sull’ortografia nel registrare quello che dice l’amante della moglie.


Mantenere l’equilibrio fra i contenuti spesso assurdi della scrittura e i risvolti comici delle situazioni a volte surreali è la linea registica dello spettacolo che si muove far la commedia brillante dal ritmo serrato e le movenze del vaudeville che sta lì per lì per scivolare nella poscade. Gli accorti colpi di scena però riportano il racconto verso una comicità sfumata e un finale imprevedibile in cui molte certezze si vanificano e quasi nulla è come sembra.
In questo gioco scenico di un racconto surreale fondamentali sono i tempi comici, la loro tempestività e la bravura degli attori nel districarsi fra verità e fraintendimenti. Qualcosa del testo nuoce a questo gioco ed è la “verbosità” o la “ripetitività” delle situazioni che nel gioco comico sono la loro forza ma possono anche non diventarlo se cala la tensione narrativa su base ironica che è il filo rosso che attraversa lo spettacolo.


La regia nel sottolineare la leggerezza di questa storia e la sua apparenza attraverso l’ironia e il paradosso non sempre ha scansato la pesantezza dei risvolti di una storia scontata.
Le scena sono di Giovanna, i costumi di Dora Argento, le musiche di Carmen Failla, le luci di Franco Buzzanca.
Un cast di ottimi attori con Miko Magistero nel ruolo del marito e di Olivia Spinarelli in quello della moglie che asseconda le manie del marito distinguendosi per le doti di seduttività nella sequenza con Claudio suo spasimante interpretato da Gianpaolo Romania, Riccardo Maria Tarci ricopre il ruolo dell’amante di Lucia, Francesco Russo è l’autista del protagonista.
Pubblico attento per l’arco dell’atto unico della durata di 90 m’, plaudente alla fine dello spettacolo.