Tiritituf
di Carmelo La Carrubba



Lo spettacolo “Tiritituf” dal racconto lungo di Luigi Capuana che per Giuseppe Bonaviri è la più bella fiaba dell’autore di Mineo, nell’adattamento e regia di Ezio Donato, dal 25 ottobre (e lo sarà fino al 22 dicembre, per una settantina di repliche mattutine per gli alunni delle elementari) è in scena al Teatro Musco per lo Stabile di Catania. Stagione dopo stagione da Perrault a Capuana, da Collodi ai fratelli Grimm, il fine dello stabile è quello di allestire spettacoli per ragazzi sia delle elementari che delle media o dei licei attraverso fiabe o racconti o testi teatrali nell’intento di avvicinare nuovi spettatori al teatro, cercando di formarli attraverso il linguaggio scenico e i contenuti adatti alla loro formazione.

“Tiritituf” (1915 la pubblicazione della fiaba, fu anche l’anno della morte dell’autore) narra la storia del reuccio Tiritituf, nato da un uovo di uccello che una fata donò al re e alla regina che, ormai vecchissimi, non potevano più avere figli. Questa fiaba è una metafora molto delicata sulla vita, la nascita, la morte, la difficoltà di crescere e diventare adulti, la difficoltà di superare i capricci dell’età che sono tipici dell’infanzia. Però la fiaba si snoda narrativamente attraverso una struttura rigorosamente geometrica, una logicità esistenziale che rispetta i momenti vitali dell’esistenza fin da quello che è l’inizio della vita, l’uovo dove è rinchiuso Tiritituf, da dove nascerà e dove sarà riposto per divenire il legittimo sovrano, giusto e buono.
Anche la danza della fata sarà augurale e si svolgerà circolare, nel rispetto dell’armonia dell’uovo. Il gioco della comicità fa parte dello spettacolo per bambini e così anche questo spettacolo ha i suoi risvolti comico-grotteschi quando la vicenda dei vecchi sovrani, non potendo avere una gravidanza naturale, si adatta a covare un uovo fatato con tutte le conseguenze del caso, finalizzate al lieto fine che pur nella apparente ingenuità ha un altissimo valore metaforico, etico, culturale, e di estrema attualità.

Senza dubbio il giovanissimo spettatore in questo gioco rappresentativo dovrà riflettere sulla nascita, sulle origini della vita. Questo racconto scenico inoltre vive sul piano linguistico fra le risorse del dialetto e quelle della lingua italiana, creando divertenti rimandi nei rapporti fra i due idiomi dove il comico ha la possibilità di emergere e di creare situazioni esilaranti.

Infine, la regia ha saputo creare i meccanismi drammaturgici necessari per la rappresentazione scenica, facendo emergere la universalità della storia che tanta importanza ha nella qualità dello spettacolo e soprattutto nella fantasia dello spettatore che vedrà nella storia un qualcosa di unico e irripetibile.
Un gran bello spettacolo per la regia di Donato, le scene e i costumi di Giuseppe Andolfo, le musiche di Carlo Insolia, i movimenti coreografici di Donatella Capraio, le luci di Franco Buzzanca. Il cast è numeroso e ricco di tanti talenti attoriali che rendono oltremodo bello lo spettacolo e per molti versi ne rappresentano l’elevata cifra stilistica. Li accomuniamo nell’elenco, ma ognuno meriterebbe un discorso a parte e non è detto che qualche volta sarà fatto: Raffaella Bella, Giuseppe Bisicchia, Franz Cantalupo, Berta Ceglie, Cosimo Coltraro, Francesco Di Vincenzo, Giorgia D’Urso, Massimo Giustolisi, Orazio Mannino, Margherita Mignemi, Emanuela Muni, Elena Ragaglia,Giampaolo Romania, Jennifer Schittino, Olivia Spigarelli, Pamela Toscano.


Pubblico plaudentissimo.