Toccatutto e C.
di Carmelo La Carrubba



Nella sua ricerca drammaturgica fra la musica e la parola Gianni Salvo questa volta ha incontrato la Glogassonic band e con loro ha creato lo spettacolo andato in scena al Piccolo Teatro di Catania “Toccatutto e c.” che è costituito dalle fiabe in concerto su testi di Lina Maria Ugolini e la musica di Joe Schittino e una band che annovera Mario Filetti, flauto; Salvatore Sapienza, clarinetto; Giovanni Petraia, fagotto e sassofono soprano; Nunzio Longhitano, corno; Venero Corbello, trombone; Manuela Cigno, pianoforte; Giuseppe Finocchiaro, percussioni; Jennifer Schittino, soprano, attrice; Gianni Salvo, voce recitante; Joe Schittino, direttore.
Ma non è tutto perché l’altro aspetto che stimola la creatività di Gianni Salvo è il gioco scenico ottenuto attraverso lo scherzo da porre e da proporre allo spettatore come divertissement quando lo si intrattiene su un programma, un cartellone, una notizia, la lettura di una fiaba. Questa sua predilezione – assieme a tante altre – ha il suo punto di forza in Jonesco e nel Futurismo sui quali il Nostro ha costruito ottimi spettacoli; e da lì nasce “l’eloquio del paradosso, la profondità di tutto quanto è scherzo, “leggerezza”: … e nulla meglio del gioco può rappresentare oggi e sempre, la tragedia della condizione umana.” E ancora: altro punto di forza dello spettacolo è quello di creare situazioni umoristiche attraverso il “nonsense” che spesso è usato nelle cose di cui ci nutriamo in maniera più o meno consapevole sia attraverso la parola che la nota musicale.
In questo “Toccatutto e c.” la fiaba di Rodari “Grammatica della fantasia” racconta di un bambino che “ tutto vuole toccare “ ma a cui impongono la reclusione forzata a Solavista. Ma la ribellione del bambino è notevole come il Sasso lanciato da Gianni Rodari. Il racconto è affidato alla Glogassonic band attraverso l’interpretazione e la stupenda voce da soprano di Jennifer Schittino nonché della voce recitante di quel maestro che è Gianni Salvo, maestro anche nell’arte del “nonsense” dove sa essere un funambolo della parola, della capriola verbale, del ghiribizzo lessicale, dell’ammicco e dell’allusione in cui l’esagerazione del tono e del significato sono stemperati dall’arte recitativa finalizzata al gusto della battuta. Suo pater ideale in questo suo modo di fare teatro è Joe Schittino direttore della band e autore della scrittura musicale che con Gianni Salvo gareggia nel proporre coi fiati dei suoi orchestrali l’umorismo del testo e della voce recitante.
Follia e istrionismo si intrecciano sulla scena fra i brani musicali e quelli scritti: “Permettete…piede son qua, qua la mano” è scritto sulla suola di una scarpina in cui l’alluce potrebbe dire al pollice: diventa il mio indice”. E’ uno degli esempi di un assurdo lessicale ben eseguito dall’orchestra in cui, ancora una volta, ha modo di eccellere il contafiabe o il direttore d’orchestra che nel suo delirio visionario continua a dirigere l’orchestra anche quando gli orchestrali si sono sparsi nella sala confondendosi con il pubblico.

Anche questa è una fiaba ben apprezzata dal pubblico che si è divertito in maniera insolita ma intelligente.