Totò e Vicè
di Carmelo La Carrubba

 


Il visionario “Totò e Vicè” (1992) di Franco Scaldati per la regia di Gianni Salvo con Carlo Ferreri e Aldo Toscano, le musiche di Pietro Cavalieri, le scene e i costumi di Oriana Sessa, luci e fonica di Simone Raimondo è andato in scena al Piccolo Teatro della Città sabato 7 e domenica 8 gennaio 2017. “Totò e Vicè” sono parenti letterari di Didì e Gogò di “Aspettando Godot” ma vanno ben oltre dei loro parenti nei loro intenti visionari. Gianni Salvo con raffinata eleganza introduce lo spettacolo chiarendo il significato del cappello di cui ci serviamo e che è ricco di simboli eloquenti nell’arricchire il linguaggio di chi lo porta.


Sopra questi cappelli cammineranno i due protagonisti dello spettacolo come a dire che essi saranno sospesi sopra gli altri perché il loro mondo è fra le nuvole, un non luogo dove li ha posti la fantasia dell’Autore in cui è possibile vivere liberamente. Essi rappresentano nella creatività di chi li porta sulla scena non come sono gli esseri umani ma come dovrebbero essere per poter vivere in questo mondo.
I due clochard vestono i panni di Carlo Ferreri e di Aldo Toscano, due bambini che giocano con la morte, che sognano il futuro forti della loro amicizia mantenendo la loro anima pura e incontaminata. Quella dei due uomini di strada è l’incarnazione della poesia, della libertà in essa insita, dell’aspirazione all’utopia per un mondo migliore sapendo che non esiste e che forse non esisterà mai. E in questo gioco fra essere e dover essere in cui è impossibile raffigurare una categoria umana reale c’è spazio per un mondo surreale in cui la poesia del sogno irraggiungibile possa esprimersi.
Lo spettacolo è una metafora o – se si vuole – una profonda riflessione sull’esistenza che ci da la consapevolezza di quanto di inesorabile ci sia nello scorrere della vita a cui assistiamo come testimoni senza avere la possibilità di modificarla.
Pur nella gravità dei contenuti la regia di Gianni Salvo tende alla leggerezza della rappresentazione in cui è evidente l’innocenza dei personaggi e la visionarietà del loro mondo.
Pertanto in una scena nuda in cui c’è un carro che fa da casa ai nostri eroi essi si muovono con una libertà che diviene linguaggio scenico in cui il ritmo del racconto teatrale diviene intenso e cadenzato verso un epilogo che tale non sarà.
Creare un mondo surreale con la parola e le suggestioni della musica è quanto hanno fatto i due protagonisti assistiti da una regia che ama quel mondo in cui vuole rifugiarsi di fronte ad una realtà inaccettabile.
Lo spettacolo è stato graditissimo dal pubblico che ha assistito attento e interessato per tutto l’arco della rappresentazione rispondendo con numerosi e convinti applausi alla fine dei 60 minuti.


P.S.
A distanza di anni ho assistito a questa rappresentazione di “Totò e Vicè” e alla fine, ricordandomi di una mia precedente recensione, la ripropongo , assieme all’attuale, per un maggiore approfondimento dello spettacolo...