Trainspotting
di Carmelo La Carrubba


Se croccante era stato il romanzo di Irvine Welsh nel raccontare le vicende dei suoi protagonisti altrettanto travolgente era stato nel 1996 il cultmovie di David Boyle che rappresentò la generazione “tossica” deli Anni Novanta che tale era diventata dopo il rifiuto della società in cui viviamo.
Lo spettacolo “Trainspotting” di Giampaolo Romania in scena dal 20 al 23 febbraio al Teatro Musco per lo Stabile di Catania elo Spazio Naselli di Comiso è la trasposizione sulla scena non solo di tale problematica ma in maniera particolare della struttura narrativa e di una coinvolgente colonna sonora che conserva la visionarietà delle prove precedenti a cui si è ispirata a piene mani la regia.
Descrivere e rappresentare il mondo della droga attraverso alcune storie di drogati è scoprire come l’uomo possa attraversare tutte le forme di degradazione sotto il dominio della droga: povertà di linguaggio, aggressività nei rapporti con gli altri, violenza fisica e verbale fino alle estreme conseguenze, mancanza di senso etico e gratuiticità dei rapporti sessuali per concludere che il simbolo di quel mondo sporco e maleodorante ha e viene rappresentato al centro della scena con una tazza di gabinetto sporca e piena di rifiuti in cui è alla ricerca di qualcosa un suo utilizzatore. Tutto perché si vuole rifiutare la società fatta di casa, famiglia, impiego ordinario.

Ebbene ad un certo punto lo speaker – dopo che lo spettacolo ha fotografato questo stato di cose – annuncia che una nuova generazione dal vuoto delle giornate da sballo è alla ricerca di un riscatto, di un senso da dare alla propria esistenza, che non è fatta – al solito – di casa, famiglia, impiego ordinario, ma è fatta di cose straordinarie.
Però né lo speaker né lo spettacolo dicono quali siano le cose straordinarie: e dato che a pensar male – diceva qualcuno – si fa peccato ma si indovina, c’è da concludere che la vaghezza delle loro prospettive sia ora e sempre l’esigenza di qualcosa di straordinario che somigli allo sballo fa poco sperare nel loro futuro.
Quindi non è il senso dello spettacolo che può convincere lo spettatore ma di contro l’impostazione scenica e i costumi di Carmelo Maceo nonché le musiche di Salvo Giorgio nonché la sonorizzazione di NORMA e il disegno delle luci di Corallo e Lauretta hanno qualcosa di deduttivo nell’impostazione registica che ha dettato dei tempi scenici veloci dall’effetto coinvolgente.
I giovani allievi della Scuola di Teatro dello Stabile catanese sono apparsi volenterosi e disinibiti; qui di seguito diamo il lungo elenco: Roberta Andronico, Michele Arcidiacono, Ludovica Calabrese, Pietro Casano, Marta Girello, Lorenza Denaro, Azzurra Drago, Federico Fiorenza, Luciano Fioretto, Vincenzo Laurella, Valeria La Bua, Graziana Lo Brutto, Gaia Lo Vecchio, Luigi Nicotra.


Pubblico di giovani, probabilmente altri allievi e parenti e un’ottima claque attenti e plaudenti ad ogni sollecitazione tranne alcuni addetti ai lavori e quei pochi anziani come me che continuano a sostenere come si perdano delle buone occasioni per parlare di droga come di qualcosa che distrugga l’io etico dell’essere umano.