Tre donne oltre il limite
di Carmelo La Carrubba

 

La scrittura letteraria di Francesco Randazzo prima e quella scenica dopo nello spettacolo “Tre donne oltre il limite” di cui cura la regia in scena dall’1 al 3 aprile 2016 al Teatro Musco per lo Stabile di Catania, sono l’espressione di uno scrittore che sa scavare nell’animo umano con delicata fermezza e nello stesso tempo sa giudicare una società strappandole il velo dell’ipocrisia. Il racconto scenico si snoda attraverso il monologo e la rappresentazione di tre episodi che narrano di tre donne in un atto unico della durata di 55 minuti attraverso il loro percorso di vita che va oltre il limite dell’ipocrisia e del perbenismo, dei falsi pudori e dei falsi principi. Il segno della verità sta nella profonda sincerità della protagonista nella interpretazione e nella resa straordinaria di un’attrice di talento, Rossana Veracierta, che ha svelato l’animo di tre figure di donne in maniera indelebile.
Il primo episodio “Piatti rotti” è la confessione di una trentenne, dei suoi errori di giovane donna che si discolpa ma nello stesso tempo accusa la madre – che si era eretta a giudice - di aver commesso i suoi stessi errori pareggiando il conto fra passato e presente. I piatti rotti o meglio i loro cocci venivano conservati in scatole di cartone vuote come in un cimitero degli errori a documentazione di quanto in una famiglia possa essere grande il deposito delle loro mostruosità.
Nel secondo “Verso il muro di fronte” è l’agghiacciante esperienza durante la guerra che fa – sfuggendo alla sua morte pur colpita da un cecchino che le ha sparato dal muro di fronte.
Infine la confessione che è una denuncia verso l’ipocrisia degli uomini e di una società che lo consente, di “Puta”, una giovane prostituta extracomunitaria, che, senza peli sulla lingua, senza documenti, senza né speranze né illusioni, ogni sera affronta una realtà spietata.
Rossana Varacieerta è queste tre donne che hanno in comune dolore e umiliazione ma personalità e vissuto diverso: Ella ha trovato toni e modi per metterne a nudo cuore e mente attraverso il sommesso uso della voce nell’intima confessione della ragazza che ha peccato ma che sa redarguire la madre che ha commesso il suo stesso errore. Eppoi è stata colei che ha visto – come si suole dire – la morte con gli occhi, non solo documentandone freddamente l’esperienza vissuta..
Ma è in “Puta” svelando e rivisitando il vissuto del suo lavoro che la Veracierta trova nell’eloquenza del suo corpo, nell’espressiva gestualità e nella durezza realistica della parola gli elementi fondanti di accusa verso l’operato dell’uomo e della società.
Una splendida interpretazione ben gradita dal pubblico con scroscianti applausi.