Le tre sorelle
di Carmelo La Carrubba

 

 

Per capire l’oggi bisogna partire almeno dal passato prossimo e in questa semplice verità c’è racchiusa la tensione intellettuale di Gianni Salvo, del suo lavoro di regista teatrale, che cerca di capire e scoprire quali fili indissolubili legano opere ed autori nella letteratura contemporanea. E, infatti, ne “Le tre sorelle” (1901) di Anton Cechov (1860-1904) lo spettacolo andato in scena al Piccolo Teatro di Catania col progetto scenico e regia di Gianni Salvo c’è questa “ricerca” che svela drammaturgicamente il dramma dell’attesa: i protagonisti sognano, invocano un futuro ma restano nella impossibilità di realizzarlo.
Già in un’opera giovanile “Platonov” Cechov disegna un protagonista: un eroe senza volontà. Inoltre l’autore indagando nel tragico quotidiano dell’esistenza umana anticipa motivi fondamentali della drammaturgia moderna: sulla scena cechoviana tutti attendono qualcosa che non viene mai nominata ma è sinistramente incombente diventando un antecedente alla scena di Beckett nella quale silenzi e vuoti di comprensione alludono a qualcosa di innominato.
Pertanto questa tematica viene rappresentata nella sua fase di introspezione in quanto i testi, sia i racconti che le opere teatrali, sono poveri di azioni e quasi privi di intreccio con personaggi disinibiti, incompresi, umiliati, illusi che si autoingannano e aspirano ad un mondo migliore che è così vago da somigliare al nulla. La mancanza di volontà dei protagonisti li destina ad una sorte di dolente non partecipazione alle vicende della fine della loro classe sociale, la borghesia, a cui essi appartengono.
Gianni Salvo nel ricercare il malessere esistenziale dell’uomo contemporaneo torna al “primo vagito del Novecento” con Cechov e con “Le tre sorelle” ne svela le identità e le diversità personali che però vivono accomunate dalla cifra del fallimento.
Ridotto scenicamente all’essenziale le tre sorelle “raccontano” ognuna la loro storia individuale: Olga, la più grande, è misurata ma ha una gran voglia di vivere; Mascia è sposata con un uomo mediocre e vuole sfuggire alla sua infelicità; Irina la più giovane e bella è piena di vitalità ed è proiettata nel futuro. Sembra che nella loro vita tutto stia per cambiare ma poi tutto svanisce ne nell’arco di un rimpianto per l’infanzia o nella speranza di trasferirsi a Mosca.
In un impianto scenico simbolico le tre sorelle con le sedie che le ospitano svelano spietatamente la loro triste condizione esistenziale e Anna Passanisi (Olga), Carmen Panarello (Mascia), Tiziana Bellassai (Irina) sono brave e convincenti nei loro ruoli a cui si associano Nicola Alberto Orofino e Cinzia Finocchiaro.
Pietro Cavalieri ha sottolineato ossessivamente con poche note la snervante attesa che condiziona le protagoniste vestite in maniera essenziale da Oriana Sessa.
Pubblico attento e, alla fine, plaudente.