Le tre sorelle
di Carmelo La Carrubba

 

 

Raccontare la fine di un mondo attraverso la piccola borghesia fu uno dei temi della narrativa di Cechov e i personaggi delle sue storie vivono l’angoscia di non aver costruito nulla sempre in attesa di qualcosa che svanisce.
“Le tre sorelle” il testo cecoviano in scena al Piccolo Teatro di Catania nella interessante messa in scena di Gianni Salvo che ne ha curato prospetto scenico e regia svela tre donne umiliate dalla vita, delle illuse che si auto-ingannano e aspirano ad un mondo diverso e migliore che non realizzeranno mai. C’è in loro uno scollamento fra i loro sogni e aspirazioni e la realtà in cui vivono.
Gianni Salvo nel ripercorrere sulla scena la storia di queste tre anime ricalca nello stile quanto di semplice e di sobrio era in Cechov nell’affrontare la quotidianità del loro vivere.
Il teatro di Cechov – come si sa – esaspera l’intensa staticità del teatro realista tradizionale e anticipa motivi fondamentali della drammaturgia moderna: la scena cecoviana nella quale tutti attendono, in preda ad abulico sonnambulismo, qualcosa di mai nominato ma sinistramente incombente, è l’antecedente necessario della scena di Beckett nella quale gli stessi silenzi, gli stessi vuoti di comprensione alludano a qualcosa di altrettanto innominato ma ormai irrimediabilmente accaduto. E’ quanto andava detto per capire noi spettatori – l’arrivo di Godot annunciato da Gianni Salvo che ha impostato la sua ricerca nel ricostruire il filo storico-narrativo attraverso i suoi autori preferiti: in questo caso da Cechov a Beckett.
In una scena nuda Gianni Salvo affida la narrazione scenica a tre bravissime interpreti che sono Anna Passanisi nel ruolo di Olga, Carmen Panarello , Mascia e Tiziana Bellassai, la più piccola delle sorelle, Irina, le quali intrecciano ricordi e fantasie, desideri e aspirazioni, illusioni e disillusioni fra malinconie e disincanto senza che in questa inutile attesa ci sia la percezione di qualcosa che non avverrà.
In questa atmosfera cecoviana dell’attesa si consuma il loro dramma del non fare vissuto con notevole intensità e bravura dalle protagoniste che diventano anche le eroine moderne dell’oggi che viviamo. Cinzia Finocchiaro è Anfissa mentre Nicola Alberto Orofino è Vierscenin.
A scandire il gioco scenico è la musica di Pietro Cavalieri, ossessiva nel segnalare, con cadenza ripetitiva, il vuoto della vicenda. Il motivo musicale si insinua dolce fra le pieghe della storia fino a “a cullare” come una nenia lo spettatore. lo spettatore.
Un appunto va fatto – non alla storia né alla vicenda né alla messain scena con la partecipazione delle sedie che indicano il tempo che si è fermato – sui tempi scenici per superare una certa compiaciuta lentezza.
Poco pubblico ma tanti applausi meritati.