Trovarsi
di Carmelo La Carrubba

 

 

Se il microscopio scoprì un altro mondo alla stessa maniera l’indagine pirandelliana spostò l’asse della narrativa novecentesca dal mondo esterno all’inconscio. E Luigi Pirandello capì che i suoi personaggi mostravano di sapere che è possibile rimuovere ciò che appartiene loro in profondità, ma senza mai eliminarlo. Essi sono insidiati da quel che affiora dalla coscienza, la quale, nella ricerca della propria identità, si divide e scompare nel conflitto con la realtà.
In “Trovarsi” (1932) di Luigi Pirandello – spettacolo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile catanese – i registi Ezio Vetrano e Stefano Randisi sono consapevoli della complessa tematica dell’agrigentino e di una drammaturgia che attraverso l’analisi del personaggio pervenga alla verità scenica della storia rappresentata.
Per cui nello spettacolo “Trovarsi” Donata Genzi, la protagonista è un’attrice di successo ma la sua identità è offuscata da molteplici personaggi da lei interpretati nei quali si è immedesimata. Ella pur innamorata di un giovane straniero, non riesce a riconoscersi nell’esperienza sentimentale perché incapace di sottrarsi alla sua maschera di attrice di distinguere se stessa dai suoi personaggi. Il rapporto fra vita e arte abbastanza sofferto dalla protagonista le serve per trovare l’equilibrio esistenziale fra le emozioni della vita e la creazione artistica.
Con grande sapienza intellettuale la regia ha impostato il racconto scenico attraverso il ricordo di una donna –attrice che analizza la sua vita attraverso le confessioni delle sue esperienze con il pubblico che mettono in luce il modo di chiarire le relazioni fra vita d’artista e pubblico ma soprattutto quanto il palcoscenico possa essere vettore di verità, testimone autentico di quanto l’arte possa esprimere nel rapporto con la vita. E questa confessione avviene anche attraverso la metafora dello specchio che riflette e noi stessi e l’altro che è dentro di noi che è motivo spesso di conflittualità ma che nella scelta della protagonista diventa il “trovarsi” con sé stessa: scelta consapevole di un’attrice che vuole il palcoscenico.
Nell’adattamento e regia di Vetrano e Randisi c’è affinità non solo col Pirandello nel trovare la vera identità del personaggio ma anche il modo di creare un’atmosfera pirandelliana che insiste nel martellare una tematica complessa come quella della vita nel rapporto conflittuale con l’arte che segna il destino del personaggio.
Le scene e i costumi di Mela Dell’Erba : scena nuda e poche sedie, creano un’atmosfera anonima in cui i personaggi di una borghesia pettegola ed ipocrita ha modo di riaffermare la propria presenza. Mentre il disegno luci di Maurizio Viani porta a concentrarsi sulla “confessione”, sullo scavo psicologico, in maniera efficace; la realizzazione video di Alessandra Cianelli che apre e chiude lo spettacolo oltre che suggestivo suggerisce una visione particolare della storia.
Se la regia ha il merito di aver creato uno spettacolo pirandelliano nella essenza delle tematiche altrettanto importante è il cast che dà voce e volto a questi fantasmi in cui domina la scena Mascia Musy capace di sviscerare l’anima del suo personaggio con sommessa umanità dove lacrime e sofferenza vivono col racconto scenico e si fondono con i momenti di felicità quando incontra Elj, il giovane straniero, ben interpretato col suo vitalismo da Angelo Campo; altrettanto bravi nei loro ruoli sia Giovanni Morchella, il conte, sia ester Cucinotti; così Antonio Lo Presti, Marika Pugliatti, Monia Alfieri e Luca Fiorino.
Pubblico attento, silenzioso fino alla fine dello spettacolo con applausi convinti e ripetuti.
Carmelo La Carrubba
P.S. I tagli alle sovvenzioni a stagione inoltrata e a contratti stipulati da parte della Regione siciliana porterebbero allo sfascio le maggiori istituzioni culturali catanesi quali lo Stabile e il Bellini. L’accorata denuncia fatta dal sindacato dei lavoratori dello spettacolo ha avuto la solidarietà del pubblico.
Dal pubblico, inoltre, si manifesta l’esigenza di una maggiore puntualità nell’inizio degli spettacoli. Fenomeno ben rispettato nei teatri delle più importanti città italiane.