Tu musica assassina

di Carmelo La Carrubba

 

 

Si potrebbe dire, in maniera breve, che la vita è un insieme di commedia e dramma, di tragedia e paradossalmente di risata, ma importante è stabilire, quando ne riferiamo, quale punto di vista scegliamo nel rappresentarla a teatro.
Considerazione peregrina di fronte al dramma di una coppia di musicofili che aspettano da cinque anni di ottenere le tessere dell’esclusivo circolo degli “Amici della musica” per potere assistere ai concerti di musica classica ma essendo il club a numero chiuso e non registrandosi defezioni i protagonisti sono in preda ad una rabbia profonda perché consapevole di meritare quei posti ne rimangono esclusi. Mentre altri, fra cui due coinquilini, del piano di sopra, non meritevoli, godono di questo privilegio. Un dramma personale che nella società odierna diventa metafora di discriminazioni e di ingiustizie.


In “Tu musica assassina” di Manlio Santarelli per la regia di Angelo Tosto, lo spettacolo in scena al Teatro Brancati di Catania, il nocciolo di questa commedia brillante è incentrato sul disperato tentativo di far fuori i due coinquilini per avere le agognate tessere.
E mentre la tragedia incombe e svela il vuoto di una coppia che vive solo di musica classica o di ricordi fallimentari come quelli che documentano che sono senza figli e senza desideri amorosi e l’unica consolazione è la musica ascoltata di giorno e di notte in un appartamento trasformato in una nicchia musicale per la sua ricezione in attesa di realizzare il sogno supremo. Pertanto per raggiungere lo scopo si mette in atto un piano criminoso per eliminare i vicini e qui evidentemente la tragedia volge al grottesco se non verso la farsa quando – in un ribaltamento di situazioni da tragiche a comiche , la coppia di invitati deve vomitare in scena per evitare l’avvelenamento impantanandosi in una farsa che non ha più i toni della commedia brillante a cui pare appartenesse il genere che stiamo trattando.
Pertanto fra il paradossale e il grottesco si snoda la vicenda dei due protagonisti che alternano momenti drammatici ad altri melanconici se non decisamente comici comunque caricaturali per come viene effettuata l’esecuzione del piano criminoso da due che sono dei melomani esasperati ma non dei criminali omicidi.
Ebbene pur sapendo che tra tragico e comico c’è la terza via del grottesco, in questo spettacolo la regia mantiene sospesa l’azione scenica fra le due forme espressive senza mai imboccare decisamente la via del comico anche se nella angolazione grottesca e non dettando i famosi tempi comici necessari al racconto scenico si creano situazioni ora drammatiche ora comiche che però non scatenano la risata.
Apprezziamo un complesso di ottimi attori da Ileana Rigano a Filippo Brazzaventre a Camillo Mascolino (dottor Donati) che si spinge più di altri verso un ruolo comico, aValentina Ferrante e Giovanni Santangelo che in questi ruoli tragicomici hanno dato molto ma non ci hanno mostrato le potenzialità comiche dei loro personaggi.
Felici e pertinenti le scene di Salvo Troppa nonché i costumi di Annalisa Patti.
Pubblico attento e divertito per l’umorismo di molti passaggi scenici; alla fine dello spettacolo applausi.