'U sapiti com'è
di Carmelo La Carrubba


 


Il giudizio di Aristotele che il riso è inferiore al pianto ne ha decretato per secoli il destino. Ora non è da molti decenni che il comico ha dimostrato di essere come il tragico una cosa seria perché fa ridere non è cosa facile eppoi perché il comico non è che il risvolto del tragico. Tant’è che l’atto eversivo del ridere ha fatto da sempre paura al potere e i comici sono stati sempre guardati con diffidenza.

 

Non è il caso di Gilberto Idonea – ma quanti anni ha dovuto aspettare – che finalmente approda al Teatro Angelo Musco per il filone “Del comico e del popolare” dove per lo Stabile di Catania sta avendo un enorme successo con lo spettacolo “’U sapiti com’è” (1916) della palermitana Francesca Sabàto Agnetta; un lavoro che è stato un cavallo di battaglia di Angelo Musco a cui più di Pirandello e di Martoglio l’autrice ha dato al repertorio del mattatore catanese una dozzina di testi. Già vent’anni fa ad una recita di “’U sapiti com’è” con Gilberto Idonea la figlia di Angelo Musco - a cui è dedicato l’attuale spettacolo – Franca confessava all’attore che aveva pianto per tutta la durata dello spettacolo perché in lui rivedeva suo padre. Questa identificazione – credo – sia non tanto da ricercarsi nel dato fisico quanto in quelle caratteristiche dell’attore che sa esprimere gioia e dolore, comicità e tragedia, che Idonea sa interpretare alla maniera di Musco e che la sollecitazione del ricordo è sufficiente a far rivivere con lui non solo l’attore ma le radici di questo teatro. In questa sinergia di intenti voglio sottolineare la sensibilità culturale del D.A. Giuseppe Dipasquale, i lavori di due studiosi di grande talento Sarh Zappulla Muscarà ed Enzo Zappulla sul teatro popolare e dialettale siciliano e – non ultimo – permettetemi di dire che è ancora vivo nella memoria dei catanesi la figura di Angelo Musco, che è stato uno degli attori fondanti del teatro siciliano. Da questa sinergia anche con i parenti di Musco nasce l’evento di portare sulla scena un testo che lo Stabile non aveva messo in cartellone, anche perché c’è un attore quale Gilberto Idonea che ha caratteristiche e qualità che possono “rievocare” il grande attore senza grandi rimpianti in quanto la diversità e le sfumature sono necessarie ed indispensabili per caratterizzare personalità ed epoche diverse.
In questo spettacolo che si avvale della regia di Giovanni Anfuso che ha lasciato libertà di movimento al protagonista, ci sono le scene di Luigi Perego in cui le sciare, lo spazio all’aperto, l’interno di una casa terrana sono di un evidente realismo a cui si associano nel medesimo stile i costumi di Dora Argento, le musiche di Nello Toscano e le luci di Franco Buzzanca.
La pièce ha come protagonista Cola interpretato dallo Idonea e affronta – fra l’altro – il tema della “ diversità” che più che una menomazione diventa una risorsa e un monito per gli altri perché è colui che può dire – come fosse un profeta – la verità.
In questo lavoro il merito della Agnetta sta, oltre ad aver saputo raccontare , ritraendo la realtà, una storia siciliana, nell’aver creato un personaggio col quale è difficile rendere ggli aspetti salienti, tipici della sua personalità fra una bonaria sincerità di diverso e la “consapevolezza” di una diversità che fa di un debole uno capace di essere protagonista. Una bella sfida per un attore comico in bilico fra risata e pianto, fra drammaticità delle situazioni e comicità delle soluzioni che rendono intrigante e simpatica la figura di Cola, ieri per merito di Musco oggi di Idonea.
Musco amava profondamente il testo e il personaggio di Cola: non è facile il personaggio di Cola – ripeto – perché sta fra la saggezza e l’imbecillità, fra la verità e l’ipocrisia, fra la semplicità e l’esagerazione, fra l’innocenza e la perfidia e mantenere l’equilibrio di queste posizioni nel personaggio è veramente complicato perché - diversamente – il personaggio potrebbe cadere nel banale o in un farsesco che negherebbe la bontà di una risata suscitata da un ingenuo che non dice mai cose superficiali anzi sono frutto di una saggezza che molti potrebbero invidiargli.
Cola è l’espressione dei buoni sentimenti quelli veri ed eterni, di spontaneità, di semplicità quale sinonimo di verità, di amore di sofferenza: il suo amore ha valore universale perché è quello per la madre o per la dolce Sinidda che è l’unica a capirlo o non dileggiarlo o per il fratello che senza volerlo lo uccide. E Cola è visto dal regista Anfuso come il personaggio di Giufà che è anch’esso un esempio di portatore laico di verità. Le caratteristiche del personaggio sono – come abbiamo visto – un connubio fra comico e tragico perché ogni azione umana ha sfaccettature tragiche ma dai risvolti comici che costituiscono la tristezza che sta nel fondo della risata dello spettatore come intuì il poeta Tonino Guerra. Perché la bonarietà del personaggio è la bonarietà di una comicità che si innesta su un fondo amaro, dolente, tragico fino alla morte del protagonista che avviene col sorriso bonario di un uomo che nella visionarietà dell’affetto per la madre e di una metafisica che rende familiare il dialogo con Dio e possibile il paradiso come il posto della serenità dove si compongono i conflitti in una credenza così completa che solo può essere di un “povero di spirito” che ha l’animo puro, innocente. Idonea rende credibile, poetico, l’eterno fanciullo che è nel suo personaggio con la parola, la gestualità, il linguaggio del corpo ed una umanità che trova nel pianto e nella risata, nella collera e negli affetti la sua dimensione. La storia si svolge in un piccolo mondo rurale che è l’habitat del protagonista e delle figure che lo rendono vivo ed interessante. Un cast di ottimi attori riscatta la vicenda che soffre di una ambientazione datata. Da Ileana Rigano madre serena, figura da angelo, protettrice del figlio Cola in una incisiva interpretazione. Altrettanto brave sono Vitalba Andrea, Luana Toscano, Valeria Contadino nonché Rosario Minardi nel ruolo del rubacuori; intensa l’interpretazione di Nellina Laganà,Emanuela Muni e Liliana Randi,per i ruoli maschili Turi Giordano, Aldo Toscano, Plinio Milazzo sono l’altra parte del cielo siciliano molto bello a cui associamo i piccoli Gaia Dipasquale, Laura Finocchiaro, Guglielmo Laganà e Simone Vella.
Applausi durante e alla fine dello spettacolo, calorosi e convinti per una recita di grande intensità e resa artistica.