ULTIMO SCUGNIZZO

La pièce di Raffaele Viviani al Teatro Verga di Catania sino al 20 aprile

 

 


 

Applausi a scena aperta al “Verga” di Catania per “L’ultimo scugnizzo” di Raffaele Viviani, prodotto dalla Politeama Mancini Srl. per la stagione di prosa dello Stabile etneo. Molto apprezzata dal pubblico catanese l’interpretazione di Nino D'Angelo nei panni de “L'ultimo scugnizzo”. Il personaggio di ‘Ntonio Esposito, lo scugnizzo, è tagliato a pennello per Nino D’Angelo che confeziona uno spettacolo molto piacevole.
 

Il classico testo di Raffaele Viviani ricordiamo che è stato interpretato da grandi attori: da Nino Taranto ad Aldo Giuffrè ma l’interpretazione di D’Angelo, però, non è da meno. La tragicommedia, in tre atti, fu scritta dal commediografo Viviani nel' 32 e da lui stesso interpretata in una riduzione cinematografica nel '39. Il teatro di Viviani, attore, drammaturgo e capocomico di origine napoletana, protagonista assoluto dei caffè concerto partenopei agli inizi del secolo, in seguito stimato e apprezzato compositore teatrale, è un colorato e dolente ritratto della Napoli più autentica e povera. Condannata ad una vita di stenti e fatiche in una società spietata e dura, l'umanità raccontata da Viviani pare condannata all'emarginazione e assume la propria diversità come marchio distintivo di un'esistenza autentica e dolente. Nell’Ultimo scugnizzo, che deriva dall’osservazione della realtà della strada, Napoli è la metafora di tutte le grandi metropoli del Sud, è come se la città fosse squarciata in due: i quartieri alti e quelli bassi, i ricchi e i poveri, i potenti e i sottomessi. Una realtà che sembra immutata dagli Anni Trenta ai nostri giorni. E le due città si rincorrono ancora e sempre, col destino di convivere senza incontrarsi mai.
La storia narra delle peripezie di Antonio Esposito, un senza famiglia di Napoli (scugnizzo), che cerca di “sistemarsi” presso un avvocato, con piccoli ricatti sulla sua amante, in modo da poter, quanto prima, sposare la fidanzata in attesa di un pargoletto. Il desiderio di Antonio è che il figlio non cresca scugnizzo come il padre. Il realismo creato da Viviani è ben rappresentato da Nino D'Angelo e dalla scorrevole regia di Tato Russo ed offre uno spaccato della vita dei quartieri napoletani di inizio secolo. Le risate non mancano, soprattutto nelle piccole sceneggiate napoletane che si innescano fra i vari interpreti. Condannata ad una vita di stenti e fatiche, in una società spietata e dura, l'umanità raccontata da Viviani pare condannata all'emarginazione e assume la propria diversità come marchio distintivo di un'esistenza autentica e dolente. Strappa gli applausi la “Tamburriata degli scugnizzi”, uno magnifico stacco musicale ed il breve monologo finale di Antonio, quando apprende che il pargoletto tanto atteso è morto. Accanto a Nino D’Angelo di notevole spessore gli altri interpreti, fra i quali Antonella Morea (la suocera ‘Nnarella) e Renato De Rienzo (l’avvocato Razzulli). Completano il cast Liliana Dell’Aquila, Diana Del Monaco, Rosario Morra, Giuseppe Gavazzi, Enzo Stasino, Laura Mammone, Armando Carino, Serena Improta, Pasquale Alentino, Giovanni Allocca, Carmen Pommella, Mena Steffen, Luciano Russo e Salvatore Benitozzi. Le scene che ricostruiscono la Napoli dei quartieri bene (lo studio e la casa dell’avvocato) e quella della povera gente, i famosi “Bassi”, sono di Uberto Bertacca, le coreografie di Laura Zaccaria, l’elaborazione musicale di Antonio Sinagra. Sono previste repliche sino al 20 aprile.

 

Maurizio Giordano