L'una e l'altra
di Carmelo La Carrubba



Rappresentando la quotidianità del vivere Botho Strass ne svela, attraverso i rapporti fra le persone e in particolare fra due donne sessantenne, amiche, nemiche che, a loro modo, si vogliono bene facendosi del male come rubandosi i mariti e rivivendo, attraverso le esperienze dei figli, il loro tormentato passato. In “L’una e l’altra”, la pièce di Strass per la regia di Cesare Lievi, lo spettacolo in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile catanese si narra di due donne che vivono nel “sinistro Est” - come dice una delle protagoniste – in uno dei loro incontri in cui Lissie (Ludovica Modugno) - che è quella che ruba il marito a Insa (Paola Mannoni) da cui ha avuto una figlia, Elaine, una ragazza piena di problemi che, a sua volta, s’innamora di Tim, figlio di Lissie e dell’uomo, Henrik. Questi rapporti consentono ai protagonisti di avere un passato comune – ma anche di vedersi dentro – di scaricarsi a vicenda simpatie e odio con una carica di distruzione spesso dirompente. La stessa di cui è piena la società odierna multiculturale, multirazziale, globale, in cui viviamo che si riflette nei rapporti dei singoli individui.


In questo testo difficile e complicato la metafora dell’oggi – costruita da Botho Strass – ha modo di svelarsi attraverso le esperienze di genitori e dei figli; in essa si può costatare il riflesso dello sfacelo di una società corrotta che ha mancato di realizzare i suoi obiettivi utopici e nell’esperienza dei suoi abitanti c’è presente il marciume di questa società. Forse Strass attraverso questa sua aspra denuncia vuole provocare nel pubblico una reazione il più possibile positiva.
Su una scena (di Margherita Palli) pesantemente simbolica che ricalca una prigione, dal pavimento inclinato, le finestre scoscese, il perimetro dello spazio fortemente marcato che non può essere superato dove si aprono piccole passerelle mobili attraversate da operatori ecologici che in tuta ripuliscono l’ambiente dai rifiuti lasciati dalle storie dei protagonisti vestiti da Maria Luxardo con costumi eleganti e una musica che aggredisce la storia tranne una parentesi melodica che sottolinea la ferocia insita nel racconto;

 

C’è l’interpretazione della Modugno e della Mannoni che rappresenta una bella prova attorale fra una madre affettuosa ma vuota e una amica-nemica che a dispetto dell’età non vuole rinunciare alla sua pretesa di donna fascinosa marcando ancor più la loro inconsistenza etica in una società senza pretese. A cui fanno eco Paolo Di Meglio e Leonardo Del Colle con manifesta bravura. Completano il coro di questa umanità un gruppo di bravi attori.

Applausi di rito come spesso accade alle prime.