Uomini sull'orlo di una crisi di nervi
di Carmelo La Carrubba


Uno dei testi più vivaci di questi ultimi vent’anni del teatro brillante è sicuramente “Uomini sull’orlo di una crisi di nervi” di Alessandro Capone e Rosario Calì; lo spettacolo in scena al teatro Brancati fino al 15 maggio che con la incisiva regia di Rosario Galli e un cast di attori formidabili ha il pregio di suscitare la risata nello spettatore per l’intera durata dello spettacolo.
Il tema è il rapporto fra uomo e donna soprattutto nel rapporto di coppia in cui tic e incomprensioni scatenano situazioni paradossali che mettono in crisi la convivenza e determinano sviluppi comici e grotteschi per le loro reazioni.
Ad essere coinvolti in questa girandola di situazioni sono quattro inseparabili amici che da dodici anni ogni lunedì si riuniscono per giocare a poker e sfuggire ad una routine familiare che non sempre è consolatoria.
Una sera però anche il loro monotono incontro è movimentato da uno dei quattro che avendo litigato con la moglie ed essendo di temperamento nervoso tarda a quietarsi e da lì inizia una discussione animata fra i quattro che dopo aver interrotto più volte la partita a carte decidono – da un’idea brillante di uno di loro – di pagare una “signorina” che li intrattenga per allietare finalmente la loro serata che non aveva preso la piega sperata.
Durante la loro discussione conosciamo i quattro amici e quanto riferiscono delle mogli, delle loro abitudini, manie, tic e delle loro impotenze non solo fisiche, di quanto siano succubi delle loro donne e di quanto non si rendono conto che non tutto il torto stia da una sola parte.
Questa trama che affronta l’universo della coppia, del femminile, del conformismo maschile potrebbe essere pretestuosa e banale se non fosse interpretata da quattro attori di temperamento che sanno tenere il ritmo del comico sempre desto con tempi e battute fulminanti e contribuiscono a delineare i caratteri dei personaggi da loro interpretati con mirabile precisione per cui abbiamo Vincenzo detto Enzo ma per gli amici Ciccio interpretato da un brillante Agostino Zumbo nel ruolo dell’uomo succube della moglie che è incapace di istaurare relazioni con altre donne che però nella caratterizzazione del ruolo esprime una carica comica dirompente di notevole intensità che trascina la platea soprattutto quando si scatena in maniera grottesca, trascinando gli altri in un ballo vorticoso (Uomini) per esorcizzare ballando e cantando i problemi che li assillano con le loro mogli.
Gianpaolo Romania, l’artista del gruppo che col suo nervosismo e il litigio con la moglie è diventato il motore dell’inedita serata sconvolgendone i vecchi ritmi interpreta comicamente la sua nevrosi matrimoniale in maniera insofferente e maniacale perché considera la moglie il vero ostacolo alla sua libertà di artista; la sua interpretazione mette in ridicolo i tic di un rapporto logoro e insoddisfacente.
Dei quattro uno è separato dalla moglie e il personaggio è interpretato da Riccardo Maria Tarci detto Pino che mette a disposizione degli amici l’appartamento del nonno. E’ ancora innamorato della moglie e la sua comica defaillance con la “signorina” scatena una serie di battute feroci da parte degli amici scatenando l’ilarità nel pubblico.
Infine c’è Gianni, Plinio Milazzo, che sembra avere un ottimo rapporto con la moglie e non contribuisce a pagare la prestazione della “signorina” che tale non è.
Il personaggio della “signorina” ben interpretato da Francesca Ceci, dal fisico mozzafiato, rappresenta la vera sorpresa nell’economia del racconto scenico e un altro aspetto dell’universo femminile. Ella calamita l’attenzione degli uomini ma inserisce una ulteriore problematica che è meglio che lo spettatore scopra da sé.
Divertimento assicurato al numeroso pubblico presente che ha applaudito durante e alla fine dello spettacolo.