Urlo
di Carmelo La Carrubba

“Urlo” è un grido: il momento che annuncia la vita: esso è lo spavento, la disperazione del torturato; il bisogno d’ aiuto per gli umani. E’ l’ululato del vento o del lupo ma è anche l’urlo dei sottomessi che gridano vendetta perché tutti gli animali, la natura hanno il loro urlo. Tutti urlano per non esseri sottomessi, per chiedere autonomia al Potere in qualunque sua manifestazione. “Urlo” è anche la metafora del nostro smarrimento di contemporanei, urlo è la risposta a qualunque ricatto sentimentale nelle relazioni umane, a qualunque imposizione della società. “Urlo” è la denuncia contro l’ingiustizia degli uomini.

“Urlo” è il tema dello spettacolo di Pippo Delbono andato in scena al Teatro Ambasciatori per lo Stabile etneo in cui sotto accusa è chi ti comanda, chi ti fa sentire vittima, chi in maniera più sottile – come il potere della cultura – si afferma fino a schiacciarti e umanamente e nei rapporti interpersonali per non parlare del Potere politico che li rappresenta tutti. Lo spettacolo esprime questa tematica con un linguaggio scenico singolare a prevalenza fisico-vocale, in cui la danza o il gesto silenzioso ma eloquente, il canto e soprattutto la musica raccontano e danno senso all’assunto del titolo. A tal riguardo Gorge Steiner – nel suo ultimo libro – a proposito della musica specificatamente dice: “ Credo che a farlo sia la musica (di spingere il pensiero ai limiti estremi dei suoi “vicoli ciechi” sempre nuovamente percorsi), questo tormentoso medium dell’intuizione rivelata al di là delle parole al di là del bene e del male in cui il ruolo del pensiero per quanto possiamo affermarlo resta profondamente elusivo.” E la musica in questo spettacolo ha – più che la parola – la capacità di immetterci nel profondo di questa problematicità facendoci capire il significato delle cose e degli avvenimenti coinvolgendoci emotivamente. Qualcosa del genere ce l’aveva già offerto la pittura di Munch in “Urlo” che ci lascia sbalorditi e affascinati. Per cui lo spettacolo è la sintesi di gesto, canto. Musica nel raccontarci con il suono della parola una tematica difficile da dire ma che nello spettacolo di Delbono trova la possibilità di essere chiara attraverso la rappresentazione scenica in cui la musica esprime la vita di quelle persone, ce la illustra con un linguaggio sui generis che diventa la cifra stilistica dello spettacolo. Nella scena creata egregiamente Philippe Mariane venti attori e l’autore interpretano con naturalezza come l’agnello belante che è con loro sulla scena, la tenerezza e fragilità del loro stato contro la spietata crudeltà degli umani. Il risvolto è amaro di fronte ad un urlo di rabbia che non è sanato. Applausi convinti.