Il Vangelo secondo Pilato
di Carmelo La Carrubba


“Il vangelo secondo Pilato” di Eric-Emmanuel Schmitt nato come romanzo è stato successivamente adattato per il teatro in una versione in due parti: “La notte degli ulivi” prologo e antefatto di “Il vangelo secondo Pilato” in cui, sul monte degli ulivi, qualche ora prima di essere arrestato, Gesù si domanda se sia davvero lui il messia; se è davvero lui il figlio di Dio.

Parliamo dello spettacolo in scena al Teatro Valle di Roma “Il vangelo secondo Pilato” con la regia di Glauco Mauri che è interprete della prima parte con Roberto Sturno che lo è della seconda nei panni di Pilato assecondato da Marco Bianchi nel ruolo dello scrivano in cui assistiamo ai dubbi che sorgono nell’animo dell’uomo nel suo rapporto col soprannaturale. Che è anche il problema dell’esistenza di Dio e del mistero dell’essere umano. Problemi immensi e i quesiti che si pongono sia Gesù che Pilato sono gli stessi che si pone ogni uomo. Quesiti che pur non ricevendo risposte restano sempre attuali ed ineliminabili, e fanno parte del vissuto e del cammino di laici e credenti come per questi ultimi testimonia, con i suoi dubbi, suor Maria Teresa di Calcutta, diventata santa.


Da lì l’impostazione e l’attualità del tema che inquieta perché si riscontra nella riflessione di ogni persona quando affronta il rapporto fra divino ed umano che appartiene al credente ma anche al laico non credente. Infatti, nella prima parte, Gesù stesso, con la sua componente umana si interroga e dubita della sua natura divina ed è un uomo che ha paura. E questa indagine vuole scoprire se non la certezza almeno una ipotesi dell’esistenza terrena del Cristo, della sua eccezionale umanità e grazia. Su questa scia si snoda il racconto che ha la suspence del giallo – voluta dall’attenta e intelligente regia di Mauri – del giallo psicologico, perché – come vedremo meglio nella seconda parte – Pilato nella sua indagine sulla scomparsa del corpo di Cristo e nella successiva riapparizione di Gesù vivo, non riesce a sciogliere i suoi dubbi. Perché quello che sembrava un enigma è diventato un mistero che la razionalità di Pilato non accetta ma è costretto ad ammettere che nel caso della sua inchiesta poliziesca qualcosa di incomprensibile ci sia.

 

In questa ricerca della verità ( a cui Gesù stesso risponde col silenzio a chi gli chiede “che cosa è la verità”) Pilato cerca di comprendere gli eventi ma finisce per comprendere solo sé stesso – non solo – ma a volte anche quello che ci appare incomprensibile. Questa che è diventata ( e non poteva essere diversamente) una inchiesta sull’uomo non è altro che una meditazione per scoprire quello che gli uomini hanno in comune. Due ore di spettacolo che si reggono sulla solida interpretazione di due autentici attori: Mauri, un maestro; Sturno, uno splendido allievo nella sua piena maturità. Il primo ha raccontato Gesù in maniera lucida e suadente. Magistrale l’interpretazione del personaggio che mostra i limiti e le debolezze dell’uomo; sa scherzare, ironizzare, amare, tremare di paura come ogni essere fino alla trasformazione consapevole del compito divino verso il sacrificio finale. Creando così un’atmosfera di intensa e partecipe emozione nello spettatore.

 

Pilato-Sturno nella sua indagine scava su sé stesso facendo vibrare il corpo e la voce con accelerazioni e ripensamenti consegnandoci uno dei più efficaci ritratti di meditazione e riflessione su quanto va indagato e capito dell’animo umano. Marco Bianchi – nei panni dello scrivano – ha mantenuto gli intensi tempi drammatici del protagonista con scrupolosa attenzione. Stefania Micheli – nel ruolo di traduttrice – ha reso limpido il significato di un linguaggio che poteva prestarsi a equivoci e a confusione. La scena di Mauro Carosi ha la frugalità del vangelo e la povertà dei mezzi impiegati diventa la ricchezza espessiva dell’essenzialità così per i costumi di Odette Nicoletti. Le musiche di Germano Mazzocchetti in questa sobrietà di intenti entra in sintonia con il testo che ha i risvolti del giallo e lo fa – senza scosse fra prima e seconda parte – con l’essenzialità di un ritmo che è fra le cifre stilistiche dello spettacolo. Pubblico plaudente e rispettoso dello spettacolo dopo che l’ONDA universitaria aveva imposto la sua presenza in maniera sessantottina. Una turbolenza umana e sociale oltre che climatica per la città.