Gran varietà Futurista
di Carmelo La Carrubba


Nel suo rapporto più che trentennale con l’avanguardia più importante che ci abbia regalato il Novecento e cioè il Futurismo, l’attore e regista Gianni Salvo ha creato un suo modo di fare teatro utilizzando le risorse di un così ricco – creativamente parlando – movimento artistico e culturale. E lo spettacolo “Gran varietà futurista” andato in scena con grande successo di pubblico al Piccolo Teatro per l’inaugurazione della stagione, ne è l’esempio più concreto; non è il solo esempio – perché nelle varie edizioni (o in altri spettacoli) Gianni Salvo ha inserito sempre modifiche innovative di ottima resa spettacolare. Anche il modo di porsi dell’attore Salvo ricorda più che le caratteristiche fisiche del fool scespiriano quelle dell’attore di varietà alla Brecht con le istanze mentali di un teatro creativo che è – anche – a suo modo rivoluzionario in cui l’obiettivo finale è una interazione sempre più stretta fra attore e pubblico.
Tutto nacque nel lontano 20 febbraio del 1909 quando Martinetti su “Le Figaro”, in prima pagina, pubblicò il manifesto “Le futurisme” dando un corpo organico di fiammeggianti idee che scardineranno le vecchie regole in ogni campo, dalle lettere alle arti figurative, al teatro. E Martinetti nel 1913, ritornando sull’argomento del teatro scrisse un vero e proprio manifesto sul teatro di varietà ritenendo questo genere adatto a conquistare il pubblico perché punterebbe sullo stupore, sul senso del ridicolo, sull’ironia e, attingendo anche all’avanspettacolo, capace di mettere in berlina la stupidità umana suscitando – questa era l’intento – una comicità irresistibile e consentendo all’attore finalmente di avere non solo l’assenso ma la collaborazione del pubblico.

Se in poesia si erano avvertite le prime innovazioni con la creazione di poesie e versi brevissimi, con l’assenza di punteggiatura, con una metrica innovativa, in teatro saltavano pareti inesistenti, si osavano violazioni al testo ritenuto fin’ora inviolabile, si valorizzava la regia prima affidata al capocomico, si concepiva un uso della scena e del suo spazio, della scenografia e delle luci e una recitazione che avesse la verve e la freschezza del linguaggio parlato, si colmava il fossato fra palcoscenico e platea, tutte realizzazioni che mostravano il debito assunto verso le avanguardie e prima fra tutte il Futurismo.


Gianni Salvo ha ispirato i contenuti dei propri spettacoli alla poetica marinettiana e il Piccolo Teatro in occasione del centenario ha riproposto con musiche originali il suo vecchio fortunato spettacolo che ha avuto tanto meritato successo anche nella recente tournèe negli States.


Lo spettacolo odierno su testi di Marinetti, Fillia, Majakovskij, Depero, Cangiullo, Palazzeschi, Petrolini, Maldacea, Jonesco punta non soltanto sulle acrobazie verbali, le filastrocche, le battute fulminanti, l’ironia, ma soprattutto sul rapporto fra parola e musica o meglio sullo sberleffo musicale che scardina e porta alle estreme conseguenze la frantumazione della parola. E in questo spettacolo è presente la lezione di Jonesco e di Beckett che di quel movimento furono i più logici discendenti: l’uno col “Teatro dell’assurdo” che l’autore avrebbe voluto che fosse chiamato “Teatro dell’insolito” che irrideva i miti e i riti della banalità collettiva; l’altro con la sua rivoluzione stilistica puntava sul silenzio in scena a scapito della parola. In questo teatro di libertà in cui è bandita ogni forma di autoritarismo si ha la possibilità di ridere, di fare satira intelligente su cose concrete.


Giuseppe Arezzo ha scritto la partitura dello spettacolo e le sue musiche sono ora insinuanti ora irriverenti con cromature e timbri cangianti come le scene e i sipari policromi di Oriana Sessa in cui domina la figura di Gianni Salvo nel ruolo di presentatore che dialoga col pubblico ma interagisce con gli altri attori diventandone sempre più il protagonista. A cui si associano per bravura e disponibilità in questo divertentissimo gioco scenico Tiziana Bellassai, Giuseppe Carbone, Nicola Alberto Orofino, Anna Passanisi. Gianni Salvo di questo gruppo non è certo la promessa ma la certezza che il teatro sia quella lente che ingrandisca la realtà e ce la faccia capire.
Pubblico entusiasta e plaudente più e più e tante più volte.