Follie del Vaudeville

di Carmelo La Carrubba

 

 

Una giovane attrice americana della California Alice Vanessa Bever, studentessa in letteratura italiana, ottenuta una borsa di studio lascia gli States e viene a vivere a Napoli per sei mesi per svolgere una tesi su Eduardo.
Attraverso il teatro di De Filippo la Bever scopre la tradizione culturale partenopea e insistendo negli studi con scrupolo filologico conosce la storia dell’avanspettacolo, del varietà e della rivista. Scopre che Maldacea, il creatore della macchietta, è stato, a suo tempo, in tournèe a Catania ed è la prima notizia che l’artista offre al pubblico di cui cerca il dialogo e la complicità in quanto lo invita a suggerire una parola catanese per arricchire il suo vocabolario: ed esce fuori “mizzica” tradotto dal pubblico con “accidenti”.

 

Questo spettacolo “Follie del Vaudeville – Varietè: Can’t Help it” di e con Alice Vanessa Bever andato in scena al Piccolo Teatro di Catania di Gianni Salvo è il frutto di un amore fra una giovane americana e la Napoli degli Anni Venti fra lustrine e paillettes ma anche dove sono presenti le inchieste di Matilde Serao pubblicate su “ Il Mattino “ di Napoli di cui era direttrice. Inoltre: lo spettacolo ha un suo spessore culturale per la commistione fra vari generi: varietà napoletano e teatro americano in cui sono presenti le grandi interpreti: Marlene Dietrich, betty Boop, Billy Hollidey, Ria Rosa, Helen Kane e un’Europa che dal Vaudeville passava al Cafè Chantan, al Can Can, al Burlesque senza dimenticare l’esperienza del jazz e dei blues.

 

La Baver si muove sicura sulla scena in permanente dialogo col pubblico ora ammiccante ora ironica alternando canzoni in italiano o in napoletano ad altre in inglese e giocando, ove è possibile, sottilmente col doppio senso che parole o situazioni possono creare. Poi, da finta timida, fa scoprire al pubblico il suo mondo di artista americana che vive il suo amore come un’ossessione per una vecchia Napoli che ormai non esiste.

Ella ha interpretato il burlesque con molta ironia e tanta copertura, conscia che il vedere e non vedere crea, nella immaginazione degli spettatori, più suggestione dello svelamento. E ha ballato il Can Can a ritmo elevato con “spaccata” finale.

La Bever con la sua voce particolare è riuscita a cantare “da napoletana” “Funiculì Funiculà” e “Torna a Surrientu” in maniera struggente consacrando lo spettacolo alla curiosità di una donna moderna, colta, con animo di artista che è capace di far rivivere una certa Napoli ed una certa cultura grazie al Teatro e al palcoscenico che hanno il dono di creare simili magie.

Pubblico coinvolto e sorridente; ha applaudito durante e alla fine dello spettacolo.