A vilanza

di Carmelo La Carrubba

 

 

Il testo di Martoglio e Pirandello  “A Vilanza”  è un dramma forte di stampo naturalista analogo – a prima vista – nei contenuti a “Cavalleria rusticana” di Verga ma se ne differenzia per i risvolti tragicomici impressi dai due autori.

Introduciamo lo spettacolo “A Vilanza” in scena al Teatro Musco  per lo Stabile catanese con la regia di Federico Magnano di San Lio che tanto successo ha riscosso alla “prima” dopo tanti anni di assenza dalle scene.

Questa vicenda narra di una vendetta razionale di un amico verso l’altro: essa rappresenta il risarcimento personale e sociale  per un adulterio consumato che consuma un altro adulterio per equilibrare i piatti della bilancia  ma che – alla fine – per vendetta – con l’uccisione del rivale si rompe ogni e4quilibrio irridendo alla metafora della bilancia.

In questo feuilleton i personaggi sia gli uomini : razionale l’uno istintivo l’altro; che le donne : sono state rifinite con l’accetta: o per la loro sfrenata passionalità o come sacerdotesse di un ruolo sacro, moglie e madre, che sono le sole custode dei valori familiari al cui vertice – a sancirne la purezza – è posto l’onore che sta al di sopra di ogni contaminazione sessuale.

Questa problematica del teatro dialettale siciliano  per l’autorità dei suoi autori ha un respiro nazionale, in essa emerge l’abilità di Martoglio nel caratterizzare un ambiente e la razionalità di Pirandello nello svelare le coordinate psicologiche dei personaggi. Un contesto storicamente autentico di vita popolare con risvolti farseschi o da poschade dove però si innesta un dramma con finalità tragiche. Nella visione spesso univoca dei due drammaturghi c’è  il loro modo diverso di porsi di fronte alla realtà degli eventi: l’umorismo pirandelliano creava una risata  dai risvolti amari mentre in Martoglio prevaleva il gusto della risata sull’amaro della realtà. Per cui i due autori pensarono a due finali diversi: uno tragico ed uno comico. Come dire?!  Guardare contemporaneamente le due facce della stessa medaglia in quanto il comico – si sa – nasce dal tragico,  da sempre.

Ed in questo testo sono presenti soluzioni drammatiche e comiche ed è l’idea su cui si è sviluppata la linea registica di una drammaturgia che implica soluzioni e un linguaggio scenico ora comico ora drammatico avvalendosi delle scene di Angela Gallaro che ha risolto in maniera geniale ma semplicemente impiegando delle “quinte” mobili che con la collaborazione delle luci di Franco Buzzanca hanno creato ambienti  “diversi”  in poco spazio e in tempi brevissimi senza interrompere o dilatare i tempi del racconto scenico; adeguati ed appropriati i costumi di Giovanna Giorgianni e le musiche di Aldo Giordano che hanno accompagnato l’alternarsi di scene comiche a scene drammatiche come in un montaggio cinematografico.

Se il dolce sta alla fine della bevanda questo è costituito – ma dal principio alla fine – dagli attori che hanno saputo creare un gioco scenico intrigante e scintillante nel ricreare stati d’animo diversi nell’arco di una manciata di minuti “costringendo” lo spettatore a passare dal dramma alla farsa in un alternarsi di sensazioni che gli applausi hanno sottolineato durante tutto l’arco dello spettacolo.

Mimmo Mignemi ha disegnato il suo personaggio di Oraziu con perfetta sintonia col freddo raziocinio pirandelliano mentre Angelo Tosto, Saru, pur sparando da omicida è stato più convincente nei panni comici, di un umorismo ora aperto ora amaro; Margherita Mignemi sa rendere alla perfezione comico il personaggio di Anna, moglie di Saru mentre le spiccate doti dell’attrice drammatica sono emerse nel ruolo interpretato da Luana Toscano (Anna); Olivia Spinarelli ha reso, in maniera grottesca, l’eros del suo personaggio mentre Egle Doria ha espresso – attraverso il suo personaggio – tutta la passionalità dell’eros; Clelia Piscitello è una credibile Donna Rachele che sa giocare con le altre di un cast ben assortito.