Il vitalizio
di Carmelo La Carrubba

 


Aver ricostruito la similitudine in quel grumo di società agreste che fu la Sicilia di due secoli fa creata da Pirandello nella sua opera letteraria è merito di Andrea Camilleri nell’adattamento teatrale della novella “Il vitalizio” (1901), che fa parte della raccolta “Beffe della vita e della morte”. “Il vitalizio” lo spettacolo in scena allo Stabile “Verga” di Catania si avvale dell’ottima regia di Walter Manfrè nel creare – all’insegna della leggerezza – la favola agreste e per molti versi allegorica del rapporto sincero dell’uomo verso la terra, della superiorità della terra contro la stoltezza degli uomini, della beffarda imprevedibilità della vita, del gioco illogico e spiazzante del destino su cui il testo pirandelliano celebra la forza vitale e la sacralità della civiltà contadina contro l’ottusa ignoranza e la supponente scaltrezza della “gente nova” dei parvenu rampanti e boriosi che della terra si appropriano senza amarla e conoscerla.


Protagonista è Marabito – interpretato magistralmente dall’ottantenne Riccardo Garrone – visceralmente legato alla sua terra e destinato ad una vita ultracentenaria che lo farà testimone della sorte dei suoi nemici. Personaggio simbolico intriso di una saggezza antica in cui si identifica con la terra in un rapporto eterno e il suo “tradimento” di vendere la terra di sua proprietà si spiega con la sua impossibilità di vecchio di poterla governare per cui l’età e gli acciacchi gli impongono il sacrificio della vendita in cambio di un vitalizio che l’acquirente, il commerciante Scinè, spera che possa durare poco, alcuni mesi al massimo; eppure la sorte consentirà a Marabito una longevità che sarà a tutto danno dei suoi strozzini. Il tema della proprietà, del rapporto con la terra, quello della “roba” per intenderci è tema centrale della poetica di Giovanni Verga a cui si ispirò il giovane Pirandello e l’adattamento di Camilleri, brillante nella impostazione scenica, fa sua la tematica pirandelliana rivisitandola con ironia e un garbato umorismo nel far emergere le contraddizioni esistenziali in cui la sorte può vanificare gli scopi degli uomini. In questa storia sulla imprevedibilità della vita – tema tragico e crudele – l’ironia, l’umorismo ne riscattano la leggerezza e nello stesso tempo, la tragedia del ribaltamento dei propositi umani viene vista come la logica conseguenza di una punizione verso i malvagi che invece di arricchirsi alle spalle degli altri soccombono con la morte. Il tema rurale nei suoi risvolti sociali fa vedere la crisi dei piccoli proprietari terrieri che non avendo mezzi né mentalità di agricoltore diventano preda dei nuovi ricchi: nel caso nostro l’investimento di capitali nell’acquisto di terre che diventa un affare lucroso attraverso il vitalizio fra le parti.

Ma il capriccio della sorte diventa il vero tema della vicenda perché ne sovverte ogni previsione e l’intelligente regia rende godibile lo spettacolo perché più che attardarsi sul fatalismo della morte, si scioglie in un grottesco gogoliano che dà gioia e allegria al racconto scenico che si avvale di un ritmo spedito, senza pause, con movimenti scenici armoniosi in cui balletto, canto, parola si fondono per un unico fine. Una drammaturgia che ha reso fiabesco il contenuto della “roba” rispettandone il contesto rurale ed affidandosi ad un cast di attori brillanti, espressivi, ben inseriti nei ruoli. Personaggio di grande umanità è quello interpretato da Riccardo Garrone con fine ironia e tanto umorismo senza tralasciare il melanconico lirismo della vecchiaia e della fine spesso invocata che attraversa momenti di intensa poesia. Giuseppe Scarsella è l’altro anziano che ci regala un palpitante “cammeo”. Vivacissimo il personaggio della giovane orfana devota a Marabito interpretato da Valentina Ferrante che sa esprimere ingenuità e responsabilità, dolore per la sua sorte e gioia per <il <suo amore; Franz Cantalupo interpreta con misura ed ironia il ruolo del commerciante arricchito. Gianpaolo Romania è bravissimo nel ruolo del fattore opportunista in cui sa esprimere molteplici sentimenti con sicuro umorismo. Barbara Gallo è la moglie del commerciante parvenu, una provinciale arricchita, una villica che disprezza i villici. Completano il cast con la loro bravura Massimo Leggio e Daniele Gongiaruk e anche con la loro vocalità Donatella Venuti, Raniela Ragonese, Adele Tirante, Ramona Cardile, Nella Tirante. Pubblico soddisfatto per uno spettacolo pirandelliano di alto livello a cui ha riservato convinti applausi durante e alla fine della pièce che ha chiuso in bellezza una stagione con alti picchi di qualità e con prove che non sempre hanno raggiunto questi livelli artistici.