Viviani Varietà
di Carmelo La Carrubba

 


Nell’anno 1927 Raffaele Viviani sul piroscafo Duilio và in tournèe in Sudamerica e il regista Maurizio Scaparro immagina per il suo spettacolo “Viviani Varietà” (poesie, parole e musiche di Raffaele Viviani) in scena al Teatro Verga per lo Stabile di Catania che durante la traversata avvenissero le prove dello spettacolo e che spettatori improvvisati fossero gli emigranti di terza e quarta classe che affollavano le cabine. Interprete più che ideale naturale dello spettacolo non poteva non essere che Massimo Ranieri che come Viviani non è stato alla finestra a guardare ma nella strada da dove nasce e anche lui, come il popolo napoletano, da pretesto diventa soggetto di poesia: la notazione è di Vasco Pratolini ed è tuttora pertinente perché questi due artisti Viani e Ranieri hanno in comune – da napoletani veraci – tante affinità sia culturali che attorali e di Napoli hanno sempre rappresentato la realtà del quotidiano senza ipocrisie e infingimenti anzi in Viviani c’è la consapevolezza amara di un’ironia sofferta quando rappresenta – attraverso la macchietta – il popolo napoletano e ne rappresenta di quel mondo – attraverso il varietà – la sua attualità.


Va da sé che per interpretare la complessità di una memoria storica c’era bisogno di una forte personalità dello spettacolo, di un mattatore, che avesse specifiche qualità attorali maturate negli spettacoli brectiani di Strelher sul varietà europeo e fosse un cantante napoletano dalla prorompente vitalità: Massimo Ranieri – ripeto - è la sintesi di recitazione e canto e di una assoluta padronanza della scena come lo fu, a suo tempo, per Viviani. E ancora: L’interpretazione di Ranieri è attenta e intensa nel dare vita a versi, alle parole e alla musica di Viviani: un intreccio drammaturgico del tutto originale in cui alla tensione sociale che rende incandescente la vita del vicolo, ai personaggi dei guappi, degli scugnizzi, si unisce un senso infallibile dell’intrattenimento puro. Così è per la caratterizzazione delle macchiette sia della sciantosa che dello scugnizzo o del guappo in cui fra il mito e il cliché Ranieri rappresenta l’anima più autentica della cosiddetta napoletanetà.


Infine se caratteristica del personaggio Viviani fu una mobilissima mimica facciale, un sorprendente e sapiente uso del corpo, una agilità che non disdegnava contorsioni e salti: di contro grande analogia nell’interpretazione di Massimo Ranieri che dà verità al personaggio e lo arricchisce di nuove sfumature. Una notevole interpretazione.
In questo spettacolo le elaborazioni musicali sono di Pasquale Scialò; i movimenti coreografici di Franco Miseria valorizzano la coralità del linguaggio scenico.
Lorenzo Cutuli – suoi i costumi – ha ricostruito in sezione sulla scena una parte del piroscafo Duilio dove avviene l’allestimento dello spettacolo destinato al nuovo Mondo.
Le musiche dal vivo sono suonate da una piccola orchestra composta da Massimiliano Rosati, Flavio Mazzocchi, Mario Guerrini, Devoto Sorrisi, Mario Zinno.
Compongono il cast: Ernesto Lama, Roberto Bani, Angelo Di Matteo, Mario Zinno, Ivano Schiavi, Gaia Bassi, Antonio Speranza, Martina Giordano, Rhuma Barduagni, Maurizio Vongola.
Pubblico divertito e plaudente durante e alla fine dello spettacolo.