Voci dal sen fuggite
di Carmelo La Carrubba


Definire la poliedrica personalità di Carmelita Celi non è facile per la ricchezza di contenuti e risorse artistiche. Essa è giornalista, critico teatrale e musicale, docente di lingue, da sempre impegnata nel canto e nella recitazione, si è esibita in uno spettacolo straordinario “Voci dal sen sfuggite…” nella pomeridiana di domenica in un teatro che ama : il Piccolo Teatro di Catania; per la simpatia e la stima all’attore e regista Gianni Salvo, a cui è dedicato – assieme a Piero Sammataro (altro splendido attore e regista) – lo spettacolo.
Con lei sul palcoscenico per la durata dello spettacolo la “Offerta Musicale Ensemble” di Carmelo Dell’Acqua al clarinetto e chitarra classica, Maurizio Salemi al violoncello e Giosi Infarinato al pianoforte hanno costituito una gran sintonia scenica fra musica e parola in un intrigante gioco ironico che ne sottolinea gli aspetti comici rivelando così non solo la bravura tecnica ma anche le capacità virtuosistiche espresse soprattutto da Carmelo Dell’Acqua.
Ha sponsorizzato l’evento il Lyceum Club per i suoi soci ed alcuni invitati.


Questo spettacolo nasce nel tempo e rispecchia passioni e interessi della protagonista e approda, dopo un itinerario di maturazione psicologica ed artistica alla consapevolezza di essere anche lei un’artista che può fare uno spettacolo di alto livello secondo un suo profilo autonomo di rara coerenza stilistica fino al virtuosismo.
Lo spettacolo si apre sull’interpretazione della gentildonna inglese – personaggio felicemente uscito dalla penna di Aldo Motta “Diario di una gentildonna inglese che soggiornò a lungo a Catania fra il 1894 al 1936” in cui la Celi ha modo di disegnare – attraverso la parlata siculo-inglese – gli equivoci di chi sta conoscendo una lingua nuova e persone diverse dagli inglesi quali sono i siciliani. E l’impasto linguistico, gli svarioni contenutistici dei vocaboli su cui si basa l’equivoco costituiscono un esempio di umorismo in cui la fonetica ha un ruolo importante e determinante ai fini comici di quella donna che pronunciava parole dal significato sconnesso e non appropriato al linguaggio di una signora con l’innocenza di chi non comprendendo cade nella trappola dell’equivoco. Va da sé che l’intento è quello di creare un umorismo graffiante e una satira capace di coinvolgere ceti e personaggi che stridendo coi loro atteggiamenti con la realtà che li circonda rappresentano situazioni comiche da protagonisti involontari. Analogo discorso va fatto per la “lettura” di poeti quali Garcia Lorca, Salvatore Di Giacomo (“Lassammo fa a Dio”) o a quello della “toscanaccia” Becchina Cenci vedova Angelieri scritto dalla Celi in cui le capacità interpretative dell’attrice hanno modo di esibire un orecchio musicale applicato a lingue e dialetti riproducendoli e deformandoli a suo piacimento con notevole godimento del pubblico che ride del suo fine e intelligente umorismo. Applicato anche al sicilianissimo Collodi di Mario Grasso sulla resa linguistica dei suoi personaggi quali la volpe, il gatto, il lupo e l’ingenuo Pinocchio che rappresentano una lettura spassosa di un classico che, in altro modo, è stata fatta con altri autori da Paolo Poli.


Sempre sul filo dell’umorismo Carmelita Celi affronta quello dissacrante della storielle ebraiche sulla mamma ebrea da sempre appannaggio di Moni Ovadia in cui la sua interpretazione non imita nessuno anzi si caratterizza per originalità e resa.
Non per questo la Nostra non sia un’abile imitatrice di voci e di personaggi quali Paola Borboni all’epoca ormai attempata attrice quando fu abbandonata da Salvo Randone che era uscito a comprare le sigarette. Si rincontrarono quarant’ anni dopo o Franca Valeri che costruì un genere di umorismo con le sue telefonate. Anche in questo ruolo originalità e doti personali fanno la differenza al di là di inutili paragoni. Infine l’attrice Celi raggiunge ottimi risultati nella “scenetta” che poi sembra un aforisma intitolato “Le piccole cose che mi piacciono di te” in cui suppongo autobiografia, bonario umorismo e qualche strale satirico costituiscono la sintesi di un lavoro artistico importante.
All’inizio abbiamo detto della sponsorizzazione del Lyceum Club per uno spettacolo che merita una più larga diffusione. Possibile che non ci sia in giro uno scopritore di talenti? Fra l’altro la Celi è di quelle che bucano lo schermo e ce ne siamo accorti in una recente intervista del direttore Nino Milazzo a lei e a Piero Sammataro in cui la Nostra ha dato un saggio di bravura nella conoscenza dei vari dialetti delle province siciliane escluso il trapanese.
Alla fine l’attrice e cantante si è esibita con la band in tre brani musicali, in inglese, in maniera straordinaria costituendo il nucleo di un prossimo spettacolo.
Applausi tanti durante e alla fine dello spettacolo.