Carico di letture e sensibilissimo alle spinte che urgono nel proprio ego creativo in simbiosi e sinergia col mondo che cambia sempre più rapidamente, Franco Arcidiacono fonda a Catania nel 1967 il primo gruppo sperimentale della città con il nome Gruppo Manifesto Teatro Ricerca, che agisce in correlazione con gli altri gruppi sperimentali nati in Italia nello stesso periodo, in un momento in cui le avanguardie teatrali americane portavano fermenti nuovi e vitalizzanti sulle scene europee". 


Dopo aver messo in scena una sintesi de La cimice e Il bagno di Majakovskij, nel 1968 questo primo gruppo partecipa al XVI Festival Internazionale del Teatro Universitario di Parma con Dutchmann (L'Olandese) del poeta e drammaturgo nero americano Le Roi Jones. 
Nel 1969 il nucleo teatrale originario si scioglie e Arcidiacono comincia a vivere l'esperienza beat romana.

Tornato nella sua città per pochi mesi, partecipa con un suo secondo piccolo gruppo, l'Ashram Affiaomega - Teatro del Doppio alla Rassegna Aspetti di Nuovo Teatro - Anno I svoltasi al Teatro Club di Catania, presentando Il viaggio di Orfeo, spettacolo visionario rituale. 
Per due anni sospende l'attività e compie quel lungo viaggio di ricerca in alcuni paesi europei e in Oriente.

Tornato dall'India nel 1971 Franco Arcidiacono riprende l'esperienza romana ed europea - con sporadiche parentesi nella sua città e a Palermo che ama moltissimo e con la quale ha avuto un rapporto trentennale di scambio e interazione - fino al 1977, anno dei suo definitivo ritorno a Catania.


Immesso totalmente in quel movimento di scoperta di nuovi valori e modi di vita che migliaia di giovani italiani e europei fecero propri dietro la spinta vitale del movimento beat americano, Franco Arcidiacono realizza in questi anni poche ma fondamentali opere per la definizione del suo metodo sull'arte biodinamica dell'attore e molti recitals poetici per la sua ricerca sulla musicalità del ritmo recitativo, particolarmente lavorando sul ritmo poetico di Allen Ginsberg, Jack Kerouac, Gregory Corso, Bob Dylan e in generale di tutti i poeti beat. 
Tra le opere teatrali più importanti di questo periodo Artaud tête-a-tête, Kaliuga, il recital concerto dei Canti metropolitani e Sicilia Provenzale.



1973 - ARTAUD TÊTE-A-TÊTE
Lo spettacolo viene rappresentato prima a Catania, al Teatro Club, poi al Festival Internazionale Incontrazione '73 al Teatro Libero di Palermo e quindi ripresentato nel '88 al Centro Culturale Voltaire di Palermo insieme a due altre performances.
Il lavoro viene presentato così:
"Lo spettacolo è imperniato sul pensiero e gli scritti di Antonin Artaud, attore, regista e teorico vissuto ai primi del '900 e morto nel 1948. Vissuto tra i fermenti delle avanguardie artistiche del primo '900, in particolare quella surrealista, Artaud scelse ed elaborò una sua visione dell'arte teatrale e dell'uomo assolutamente originale.
La figura e l'opera di Artaud sono state fondamentali per le ricerche di tutta l'avanguardia teatrale sperimentale americana ed europea sviluppatasi a partire dagli anni '60, tanto dal punto di vista teorico quanto per una nuova visione dell'attore e del teatro.
ll lavoro teatrale è basato sul suoi scritti teorici, filosofici e di viaggio: in un susseguirsi serrato di azioni, visioni e lucide argomentazioni si dipana il cammino spirituale spesso sofferto e tormentato - del grande attore e teorico francese".
Questo spettacolo, cui seguì nella stessa serata un'improvvisata e inattesa performance interattiva col pubblico del Teatro Libero, rappresentò per l'autore la certezza di aver raggiunto la possibilità di poter cominciare a codificare il suo metodo sull'arte biodinamica dell'attore.


1977 - KALIUGA
Lo spettacolo viene rappresentato per la prima volta, ancora in fase di ricerca, nell'ex Teatro dei Magistero di Catania nel 1977; quindi nel corso degli ultimi vent'anni in edizioni sempre diverse in vari spazi e scuole catanesi (Liceo artistico 1982; Istituto d'arte 1986; Istituto Garibaldì 1987), alla Rassegna Internazionale La Macchina dei sogni di Palermo (1988) e alla rassegna R/Estate a Catania (1994). Ecco quanto scrive l'Autore medesimo su Kaliuga:
"Nella mitologia vedica la dea Kali è connessa coi concetto dì violenza che distrugge se stessa. Per gli antichi Veda l'era che viviamo è l'era di Kali.
  I motivi dello spettacolo: planetari.
6 miliardi di uomini sul pianeta viviamo in stato dì emergenza.
Nei silos per missili dei vari continenti si continuano ad ammassare decine di migliaia di armi nucleari la cui potenza distruttiva può già uccidere 24 volte la popolazione dei pianeta.


Il pianeta è già oggetto di una continua distruzione ecologica e noi uomini di una continua distruzione fisiologica e psicologica: ritmi di lavoro assurdi, degradazione dell'ambiente, città disumane e intasate, mari inquinati, atmosfera irrespirabile, continue guerre locali in varie parti del mondo stanno rendendo la nostra vita una corsa folle verso un suicidio collettivo della razza uomo.
E' possibile riportare le larve robot al ritmo di una dimensione umana?
Questi i moventi e lo spirito di Kaliuga 

La realizzazione:
in una serie di azioni con testi, tecniche gestuali, mimodanza e musiche unite assieme da un rituale che è la base costitutiva di tutto il lavoro lo spettacolo affronta tutti questi temi:
alla denuncia degli aspetti più disumanizzanti della realtà dell'uomo 2000 - culminante nella piéce sull'assurdità della realtà nucleare nel mondo, costituita da una fase preliminare didattico - rituale e da una visione/mimo-danza sugli effetti fisici e morte per radiazioni atomiche si susseguono visioni liberanti e gioiose come proposta-messaggio per un'umanità sempre più alienata, robotizzata e che va perdendo -i valori primari di comunicazione e relazione.

 

Lo spettacolo è un compendio della ricerca di un teatro totale in cui parola, voce, gestualità, musica e mimo-danza formano un tutt'uno omogeneo che tende a colpire non solo la sfera intellettivo concettuale dello spettatore, ma anche il suo immaginifico e la sua sensorialità.
La tecnica-recitativa è basata sul metodo di ricerca psicofisica e biodinamica di cui teorico e precursore fu Antonin Artaud, l'attore-teorico cui s'ispirò tutta l'avanguardia teatrale mondiale degli anni '60'70".

1990 - CANTI METROPOLITANI
Una parte dei poemi pubblicati nell'omonimo libro edito dalla "Città delle Arti" è stata presentata nel corso dell'ultimo decennio sotto forma di recitals - concerti musicali, recitati e cantati in molteplici club e festivals di rilievo: citiamo tra tutti la Rassegna "Voli d'aquilone" (Via Crociferi, Catania, 1990), la 12ª Giornata della Festa del Libro (Antiquarium, Mineo, 2000) e la Rassegna "Il ritmo della città" (Piazza Umberto, Scordia, 2000).  
Per quanto riguarda contenuti e significati dei Canti metropolitani rimandiamo alle pagine dedicate a essi più avanti.

1994 - SICILIA PROVENZALE
Lo spettacolo è stato rappresentato al Teatro Club di Catania.
Secondo la presentazione dell'Autore si tratta di un viaggio di parole e immagini attraverso le composizioni dei poeti della Scuola siciliana alla Corte di Federico Il Imperatore, di una ricostruzione dell'atmosfera morale, filosofica e intellettuale di quella che fu la prima e più nobile manifestazione letteraria del popolo siciliano, tramite i versi dei poeti raccolti attorno alla Corte di Federico Il o impregnati della cultura siciliana del Duecento pur senza appartenere alla Corte dell'Imperatore, come Cielo d'Alcamo.
La lettura dei testi vuol ricreare l'atmosfera dei cenacoli ffidericiani che dovevano essere intrisi di giocosità, sensualità e fantasia raffinata, alla ricerca di un gusto pieno della vita che si riallacciava alla visione dell'esistenza libera e dinamica dei poeti vaganti medievali e dei trovatori provenzali italiani ed europei.
Il recital-spettacolo muovendo appunto dai Carmina Burana, attraverso un veloce passaggio del primo trovatore italiano in lingua provenzale, Rambertino Buvalelli, evolve con alcuni tra i più significativi poemi della Scuola siciliana, per concludersi con il Contrasto di Cielo d'Alcamo.
I versi dei poeti sono visualizzati da interventi mimici e di danza sulle musiche originali dei Carmina Burana e dei Trovatori Provenzali.