Parlare di Turi Ferro è per me un gran privilegio, poter raccontare la vita di questo patriarca del teatro di Pirandello, di Verga, è un’emozione immensa. I suoi personaggi da Liolà a Padron Ntoni, l’Abate Vella, Ciampa, quel mondo che Turi Ferro sentiva suo e al quale dedicò la sua vita, adesso non c’è più. Egli per la sua varietà d'interessi, l’intensità della sua attività teatrale si colloca di diritto, con caratteri propri, nel panorama teatrale contemporaneo.

Nacque a Catania nel 1921, mosse i primi passi in seno alla brigata d’arte filodrammatica, diretta dal padre Guglielmo, al Teatro Coppola di Catania.

La sua prima interpretazione lo vide nel ruolo di Michelino ne "L’aria del Continente" di Martoglio. La sua prima giovinezza la passò a recitare nei teatri parrocchiali. Nel 1948 si sposò con Ida Carrara , compagna d’arte e di vita e con lei recitarono insieme nella compagnia di Rosso di S.Secondo.

Riscosse agli inizi del ‘60 un grande successo radiofonico nelle rubriche "Tutta la città ne parla", "Il campanile d’oro" dove impersonò la macchietta Alfio Spampinato fu Filippo, e la trasmissione "Il Ficodindia" di G. Farkas e Mario Giusti, dove l’attore impersonava Bastiano, un catanese pieno di grande arguzia. Dopo un apprendistato con la Compagnia Anselmi-Abruzzo, per Turi Ferro inizia l’attività vera e propria quando rappresenta "Liolà" con la compagnia di Accursio di Leo, e quando il 02/12/1958 debutta al Teatro Musco con "Malia" di Luigi Capuana diretta da Accursio Di Leo, le scene di Renato Guttuso, le musiche di Angelo Musco Junior, con Turi Ferro nei panni di Cola, Michele Abruzzo in quelli di Nino e Rosina Anselmi nei panni della "gna Pina". L’avvenimento riscosse subito un grande successo di pubblico. In quella Stagione gli spettacoli in cartellone erano: "U cavaleri Pidagna", "Sua eccellenza", "Annata ricca massaru cuntentu"di Martoglio e  "L'eredità dello zio buonanima", dove il grande attore si cimentava in una parte che Musco aveva reso proverbiale. Il risultato fu enorme. Due anni prima presso il Notaio Luigi Filippo Nicoletti di Catania, aveva costituito  l’Ente Teatro Sicilia, una libera Associazione presieduta dal Notaio Musumeci che poi divenne Presidente del Consiglio d’Amministrazione. La Direzione artistica venne affidata al grande Mario Giusti.

Da allora l’Ente Teatro Sicilia fondò il proprio repertorio su collaudati testi del passato, con qualche variazione teatrale nel mondo di Rosso di S.Secondo.

Da ricordare inoltre una sua interpretazione della "Lupa" di Verga -il 2 febbraio del 1962, diretta da De Martino- nei panni di Nanni Lasca coadiuvato da Anna Miserocchi nei panni della "Gna Pina".

L’attività poi si sposterà presso lo Stabile dove Turi Ferro passa da una magistrale interpretazione di "Don Mariano Arena" tratto dal romanzo "Il giorno della Civetta" di L. Sciascia, coadiuvato dall’ottimo Mario Valdemarin , a una splendida interpretazione de "L’Abate Vella" dal romanzo di Sciascia "Il Consiglio D’Egitto" con produzione dello Stabile di Catania.Tutti i critici dei grandi quotidiani Italiani lo definirono un grande del Teatro Italiano. I suoi spettacoli più incisivi furono i lavori pirandelliani: da "I Giganti della Montagna" con regia di Giorgio Streheler al Piccolo di Milano, a "Sei personaggi in cerca d’autore", i "Viceré" di De Roberto con adattamento di Diego Fabbri. Ricordiamo Turi Ferro mattatore presso lo Stabile di Genova con la regia di Squarzina e ancora con Streheler a Milano. Partecipa inoltre a numerosi sceneggiati televisivi: lo ricordiamo ne "I racconti del Maresciallo" tratto da una serie di racconti di Mario Soldati, nello sceneggiato televisivo " I Nicotera". Nel campo cinematografico le sue apparizioni sono legate a personaggi calati nel contesto siciliano come "Mimì Metallurgico", "Malizia", "La Governante", "Il Lumacone" ,quasi a sottolineare per chi ancora non lo avesse compreso, questo amore per la propria terra.

Fino a qualche tempo fa, era ancora sulla breccia, pronto con la sua carica, con la sua ironia, nonostante avesse superato gli ottanta anni. Si apprestava a recitare quello che poi doveva essere il suo ultimo lavoro "La cattura" scritto da Camilleri. Lo scrittore ricordò un particolare che lo colpì, quasi un presagio che Turi Ferro aveva avuto: chiese a Camilleri di cambiare il finale che prevedeva la sua morte in scena e Camilleri lo accontentò.

Chi ha avuto la fortuna di averlo visto nella "La cattura" ne è rimasto entusiasta. Noi tutti lo ringraziamo per averci regalato giornate meravigliose, lezioni di attaccamento nel senso pieno della parola alla nostra terra, per averci fatto sognare e averci fatto allontanare per un attimo dalle nostre miserie quotidiane, per averci guidato con mano ferma nel mondo della tradizione popolare Siciliana, catanese in particolare, incarnata da Giovanni Grasso, Angelo Musco e poi Salvo Randone.

Raffaello Brullo